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Le auto di papa Francesco

Alle ore 20.00 del 28 febbraio 2013  è ufficialmente terminato il pontificato di Benedetto XVI,  in virtù della sua rinuncia  espressa  durante il concistoro  ordinario dell’ 11 febbraio 2013. Nel quinto scrutinio  del successivo conclave,  il 13 marzo 2013  è stato eletto 266^  pontefice  di Santa Romana  Chiesa  il cardinale Jorge  Bergoglio  (nato a  Buenos Aires  il 17 dicembre 1936)  che ha scelto il nome  Francesco.  Come ben sappiamo il nuovo pontefice  ha subito portato nella chiesa cattolica il senso di sobrietà, con  l’allontanamento  dalla ricchezza, dal lusso, dai privilegi.  In questa direzione  va  la decisione  di non trasferirsi nello storico appartamento papale  nel Palazzo Apostolico, dimora dei pontefici da 140 anni, preferendo una   modesta sistemazione   presso la Domus S. Marthae.  Nella scelta dei mezzi di trasporto  Francesco  si è coerentemente indirizzato verso  auto del tutto normali,  escludendo le lussuose Mercedes Benz a disposizione nel garage pontificio.  Nella  prima  uscita dal  Vaticano,  per la  visita alla basilica di Santa Maria Maggiore,  egli si è servito della Volkswagen  Phaeton 3.0 V6TDI  targata CV 03758,  in dotazione alla Gendarmeria vaticana.  Da notare che dal 2015 quest' auto  non è più in servizio e le targhe sono passate ad una modesta  Fiat Panda:  una reimmatricolazione alquanto curiosa. Nei giorni successivi gli autisti si sono presentati davanti all’ abitazione del pontefice, per accompagnarlo  “in ufficio” al Palazzo Apostolico, ovviamente con la Mercedes-Benz  S.C.V. 1.  Pochi giorni dopo però Francesco ha espresso il desiderio di avere un’ automobile più piccola e discreta.  Mentre, davanti all’ ingresso di Domus S. Martae, Francesco  esternava il suo desiderio, era  passata una Ford Focus  blu targata SCV 00919, assegnata ai Servizi Generali  ed  egli, indicandola, aveva esclamato: ”Ecco, quella va bene.”  L’auto,  del 2006, ormai prossima alla radiazione dal RVV  proprio perché datata, fu consegnata allora ai meccanici dell’ autoparco che hanno provveduto a metterla in sicurezza  secondo gli standard richiesti per le vetture pontificie, e a lucidarla.  Iniziava  così la seconda vita di questa inedita “limousine papale”.  Eccone  la scheda  tecnica, tratta da “Il mio papa” del 16 aprile 2014:
targa SCV 00919
colore  blu diplomatico
anno di produzione 2006
motore 4 cilindri,  cilindrata  1753,  potenza CV 116,  alimentazione diesel
chilometri percorsi  55.000

L’ 11 luglio 2013 papa Francesco aveva fatto visita all’ autoparco vaticano.  Evento peraltro del tutto ordinario dal momento che ogni nuovo papa abitualmente si reca, nelle prime settimane di pontificato, presso gli uffici statali per conoscere il personale e le relative mansioni. Nel caso di Francesco  però la visita  all’ autoparco è sembrata più che di curiosità e di cortesia, una vera e propria ricognizione  per valutare la consistenza qualitativa e quantitativa del parco veicoli vaticano, incluso il garage pontificio (quest’ ultimo consta di una decina di autoveicoli).  Certo Francesco ha avuto la conferma di quanto immaginava,  ovvero dell’ eccessivo lusso delle auto vaticane. Pochi giorni prima infatti egli aveva dichiarato: ”A me fa male quando vedo un prete o una suora con la  macchina ultimo modello: ma non si può! Io credo che la macchina sia necessaria perché si deve fare tanto lavoro e per spostarsi…ma prendetene una più umile”. L’ invito alla sobrietà non è caduto nel vuoto, alcuni cardinali e nunzi già hanno rinunciato ad auto di lusso. Sembrano davvero lontani i tempi in cui il cardinale Segretario di Stato si spostava su di una lussuosa Mercedes-Benz serie “S”: al card. Bertone (Segretario di Stato dal 15 settembre 2006 al 25 ottobre 2013) era stata assegnata  la Mercedes   targata SCV 00926, mentre al card. Sodano (Segretario di Stato dal  29 giugno 1991 al 15 settembre 2006 ) quella targata SCV 00705.
Francesco utilizza la Focus per tutti gli spostamenti interni al Vaticano,  per le visite pastorali  a Roma, per andare e tornare dall’ aeroporto. Se ne serve  pure  per visite  istituzionali,  come è avvenuto  in occasione della visita al presidente Napolitano in Quirinale nel novembre 2013. Il secondo veicolo utilizzato da Francesco è il fuoristrada  Mercedes-Benz G500,  largamente usato dai  suoi predecessori.  E’ il mezzo abitualmente impiegato nelle udienze pubbliche del mercoledì in piazza San Pietro, ma è ampiamente utilizzato nei viaggi del pontefice sia in Italia che all’ estero.  Negli spostamenti in territorio italiano non è infrequente  l’ uso contemporaneo della Mercedes-Benz G500 e di altre vetture, ovviamente riservando la prima  alle fasi del viaggio in cui il pontefice passa tra ali di folla.  Le vetture per gli altri spostamenti vengono generalmente  messe a disposizione dalle amministrazioni locali oppure si ricorre a vetture con targa vaticana.  Così ad esempio a Lampedusa (8 luglio 2013) Francesco è salito su di una Campagnola Fiat privata targata MI 08126E,  a  Cagliari  (settembre 2013) su di una Ford Focus targata  DK 753 DY.  Nel corso della visita in Molise (luglio 2014)  oltre  che sulla papamobile  G500  Bergoglio  è  salito  su di un altro analogo  fuoristrada  Mercedes-Benz  serie G,  quello verde targato SCV 00981  in dotazione alla Gendarmeria vaticana. In occasione del viaggio a Redipuglia (13 settembre 2014) per il papa è stata utilizzata  la Volkswagen Golf targata SCV 00955.
Per la visita a Napoli (marzo 2015) sono state utilizzate, per motivi organizzativi, due vetture:  all' arrivo a Pompei Francesco è salito sul fuoristrada Mercedes Benz verde SCV 00981,  mentre al successivo arrivo a Napoli lo attendeva la consueta papamobile G500 bianca. 
Nei due giorni di visita a Torino (giugno 2015) papa Francesco ha utilizzato prevalentemente la Mercedes-Benz G 500. Come auto di supporto la scelta, secondo la prassi "francescana" ormai consolidata, è caduta su di una vettura alquanto modesta,  il Doblò Fiat.  L' auto, versione Combi SX passo corto di colore grigio, assolutamente di serie, è stata fornita dalla Fiat e presenta targhe S.C.V. 1 in rosso su bianco nel formato lungo.
In occasione della breve visita pastorale a Prato e Firenze (10 novembre 2015) papa Francesco ha utilizzato, per motivi organizzativi, due distinte papamobili:  a Prato si è servito della Mercedes-Benz G500 mentre a Firenze ha utilizzato la "nuova" Isuzu D-Max. Si tratta della prima apparizione pubblica dell' auto giapponese entrata a par parte del Garage pontificio il 14 ottobre 2015. Nei brevi tragitti ove non era previsto l' uso della papamobile, Francesco  è salito sulla Volkswagen Golf  SCV 00955, auto già impiegata in altre occasioni.
Il 4 agosto 2016 papa Francesco ha compiuto una breve visita ad Assisi, e in tale occasione ha utilizzato una analoga Volkswagen Golf, targata SCV 00956. Si tratta peraltro di una reimmatricolazione poichè queste targhe erano state precedentemente assegnate ad un' auto simile ma di un modello precedente.
Il 25 marzo 2017 per la visita pastorale a Milano papa Francesco  ha utilizzato esclusivamente la Mercedes-Benz G500. Solo per lasciare lo scalo di Linate verso la città è salito su di  una Fiat Nuova Tipo targata SCV 01094. Questa targa era già stata usata due altre volte, sempre per gli spostamenti di Francesco: il 21 settembre 2014 a Tirana su di una Volkswagen Golf bianca  e il 16 aprile 2016 a Lesvos su di un minibus bianco.
Analoga situazione per quanto concerne la visita pastorale del 27 maggio 2017 a Genova: per tutti gli spostamenti Francesco è salito sulla papamobile Mercedes-Benz G500. Solo per lasciare lo scalo genovese verso la città il pontefice è salito su di una Fiat Nuova Tipo blu targata SCV 00954. Ed anche in questo caso si tratta di una reimmatricolazione, poichè le stesse targhe erano state impiegate nel 2010 su di una Volkswagen Golf.
Il 20 giugno 2017 papa Francesco  si è recato per una brevissima visita in due comuni del centro-nord Italia, Bozzolo (MN) e Barbiana, frazione di Vicchio (FI),  per commemorare due sacerdoti fortemente legati a queste località che distano tra di loro solo 150  Km. Si tratta di don  Primo Mazzolari (1890-1959), sepolto a Bozzolo, e di don Lorenzo Milani (1923-1967), sepolto a Barbiana. I due religiosi furono accomunati dalla stessa sorte: entrambi, votati all’ insegnamento ai giovani, seppur mossi da genuino senso di  giustizia e solidarietà, furono considerati non in linea con i dettami della chiesa preconciliare e pertanto attaccati e perseguitati. Don Mazzolari  fu spedito a Bozzolo, peggio andò a don Milani che fu esiliato a Barbiana, quattro case ed un campanile sperduti nell’ Appennino tosco-emiliano. Solo successivamente alla loro morte  per i due religiosi iniziò un lento e solo parziale processo di riabilitazione. Francesco, con la sua visita, ha volto accelerare e perfezionare questo processo, ricollocando don Primo e don Lorenzo nella giusta posizione nella chiesa, con tutti i loro meriti sia come sacerdoti che come educatori. Il papa è giunto di prima mattina in elicottero a Bozzolo,  scendendo nel locale campo sportivo. Ha poi raggiunto la chiesa parrocchiale a bordo di una Fiat Nuova Tipo blu targata  SCV 01094: si tratta della stessa auto utilizzata a Milano lo scorso  25  marzo (vedi appena prima di questo paragrafo).  Poi l’ elicottero dell’ Aeronautica Militare è  ripartito alla volta di Barbiana,  ove è sceso nello spiazzo antistante la chiesa. Nella piccola frazione del comune di Vicchio papa Francesco è salito su di una modesta Fiat Panda blu  targata  CV 03846.  La scelta di un’ auto vaticana “privata”, ovvero  con targa CV invece di SCV,  appare evidentemente legata al carattere privato della visita del pontefice.
In occasione della visita pastorale a Cesena e Bologna del primo ottobre 2017, per motivi organizzativi sono giunti in emilia tre veicoli: la papamobile Mercedes-Benz  G500 è stata utilizzata a Cesena mentre a Bologna il pontefice si è servito della Fiat Nuova Punto blu SCV 01094 e della papamobile Isuzu D-Max.

RENAULT R4
La vicenda della Renault R4 donata a papa Francesco da un anziano sacerdote veneto è stata oggetto di molta attenzione da parte dei media. Tutto iniziò nel 1984, quando l’ allora presidente del Verona Hellas calcio Eraldo Polato regalò a don Renzo Zocca la Renault R4 targata VR 779684.
Don Zocca, nato nel 1944, era allora parroco del quartier operaio veronese di Saval,  ed era cappellano proprio del  Verona. Polato gli donò l’ auto ben sapendo che ne avrebbe fatto buon uso: don Renzo si adoprava moltissimo in quel quartiere difficile, agendo instancabilmente in mezzo alla gente. Fondatore della cooperativa “L’ancora”, viaggiò in continuazione nel suo quartiere ma anche altrove: oratori, campi scuola, Val d’ Aosta, Dolomiti, Roma…così che 2013 il contachilometri segnava 300.000.  Venne allora il momento di ritirare la vecchia R4 in garage, non senza però averla fatta revisionare e classificare come auto d’ epoca. Nel luglio 2013 don Zocca, passato alla parrocchia di Santa Lucia di Pescantina, sempre a Verona, riflettendo sulle parole di papa Francesco sul rinnovamento della chiesa, gli scrisse una lettera chiedendo di incontrarlo per raccontargli la sua esperienza e per donargli la Renault. Grande fu la sorpresa del sacerdote quando, dopo una ventina di giorni, sentì suonare il cellulare e si sentì rispondere: “Sono papa Francesco”. Questi, saputo che don Renzo già disponeva di un’ auto più nuova decise di accettare il dono a quattro ruote. La Renault fu allora messa a punto  nella meccanica e nella carrozzeria e fu trasportata a Roma. L’incontro ebbe luogo Domenica 7 settembre 2013  alle 15:  Francesco uscì da Santa Marta e trovò ad attenderlo don Zocca con una delegazione di una cinquantina di veronesi. Prima dell’ udienza privata nella sala Nervi, Bergoglio, informato del fatto che altri cinquanta accompagnatori erano rimasti fuori dal Vaticano per motivi di sicurezza, li volle incontrare e salì a bordo dell’ auto, con don Renzo alla guida e, sui sedili posteriori, il meccanico Stefano e Luigi, assistente del sacerdote. Poi i quattro rientrarono in Vaticano. Prima del congedo, dichiarò poi don Zocca, Francesco si mise alla guida dell’ auto e con la più totale naturalezza si avviò per le vie vaticane, seguito discretamente dagli addetti alla sicurezza. Lo stesso Bergoglio gli aveva confidato che conosceva bene quel tipo di auto dal momento che, quando era cardinale di Buenos Aires, ne utilizzava un modello analogo, proprio la R4 che in Argentina chiamavano “Renoleta”. Fin qui i fatti. Gli eventi successivi appaiono, come riportato dai media, un po’ fantasiosi: si dice che ogni tanto Francesco si metta alla guida della R4 e si sposti disinvoltamente in Vaticano. In realtà l’ auto, dopo un veloce passaggio alla Motorizzazione vaticana, è stata presa in carico dalla direzione dei Musei Vaticani. Le targhe sono state rimosse e lasciate nell’ abitacolo (probabilmente destinate alla restituzione al competente ufficio italiano) e, trattandosi di un veicolo donato al pontefice, sono state montate targhe SCV 1. Attualmente la R4 e sistemata nel Museo delle carrozze accanto ad altri veicoli pontifici.

VIAGGI ALL’ ESTERO.
La preparazione di questi eventi è estremamente complessa e si svolge su due piani: il primo è quello diplomatico, che coinvolge  appunto la diplomazia vaticana e quella del paese ospitante.  Il secondo è quello operativo, che avviene in stretta collaborazione  tra  funzionari  del governo del paese ospitante da un lato e servizi di sicurezza vaticani  dall’ altro.  La scelta dei veicoli da utilizzare e la composizione dei cortei stradali sono  ovviamente  un elemento fondamentale da  analizzare per la sicurezza del pontefice.  La papamobile Mercedes-Benz ML430  sarebbe il veicolo ideale in termini di sicurezza,  ma papa Francesco  ha subito preferito  la G500, più sobria e in grado di garantire un contatto più stretto con le folle.  Un aneddoto vuole che Francesco,  a proposito della ML430,  guardandola abbia affermato:  “Io in quella scatola di sardine non ci entro”.  In alternativa a quest’ ultima, previo accordo con la Santa Sede, i paesi ospitanti possono provvedere essi stessi all’ allestimento estemporaneo di mezzi  con  caratteristiche simili  alla  papamobile.  I veicoli dei cortei,  inclusi quelli dei servizi di sicurezza e per il trasporto del seguito papale, sono abitualmente forniti dal  paese ospitante. Vediamo in dettaglio i viaggi papali all’estero.

1/ BRASILE  (22-29 luglio 2013). La  Mercedes-Benz G500 è stata largamente impiegata, in considerazione delle grandi masse di persone  attese lungo i percorsi previsti per  Francesco.  Per alcune trasferte egli ha espressamente richiesto un’utilitaria, e la scelta è caduta su di una Fiat Idea: si tratta di una piccola monovolume presentata a fine 2003 per il mercato europeo e prodotta  a Mirafiori fino al  2013.  Dal 2005 è  prodotta anche in Brasile, ove è ancora in produzione. Il modello  utilizzato dal papa, di colore grigio,  è targato S.C.V. 1.  I caratteri  sono in rosso su bianco  e la grafica è quella delle targhe brasiliane.

2/ TERRA SANTA  (24-26 Maggio 2014). Nel secondo viaggio internazionale Francesco ha visitato tre nazioni,  Giordania, Palestina  e  Israele.  Trattandosi di una trasferta rischiosa,  era stato suggerito  al pontefice l’ impiego di una papamobile sicura, ma egli si è opposto, chiedendo di servirsi di un mezzo aperto, senza vetrate e blindatura.  Per gli spostamenti del pontefice in Giordania sono state messe a disposizione auto governative,  ed è stata allestita una papamobile  bianca su telaio Land Rover,  aperta ai lati e con una semplice tettoia di protezione dal sole. Il veicolo montava  normali  targhe giordane, in nero su bianco: “15-47521”. Per la visita al sito del battesimo di Gesù  Francesco è stato accompagnato da re Abdallah II su di una  “golf car” rosso amaranto,  guidata dal re in persona.  Anche in Palestina il papa si è spostato con auto governative,  principalmente  una  Volkswagen  targata “1548P”  a  caratteri  rossi su fondo bianco.  Per i passaggi tra la folla Francesco è salito su di una  papamobile  simile a quella giordana,  ovvero bianca senza protezioni laterali. In questo caso però il mezzo,  allestito su di un telaio privo  di elementi identificativi,  non portava targhe.  In Israele infine non è stata usata alcuna papamobile poiché  i luoghi visitati da Francesco erano tutti molto vicini . Per gli  spostamenti il governo ha messo a disposizione le auto presidenziali,  contraddistinte da targhe gialle con impresso semplicemente  lo stemma israeliano, senza alcun numero.

3/ REP.  COREA  (13-18 agosto 2014).  Questo viaggio è stato molto impegnativo per Francesco,  visti i molteplici impegni  ed appuntamenti ripartiti in ben cinque giorni. Due  i mezzi messi a disposizione del pontefice.  Per gli spostamenti da un luogo all’ altro  è stata utilizzata  una piccola autovettura,  come richiesto dal papa stesso, e la scelta è caduta su di una Kia Soul 1600, recante  targhe S.C.V. 1 a caratteri rossi . Per i passaggi tra la folla invece sono state impiegate due papamobili, entrambe targate S.C.V. 1 in rosso su bianco. La prima è stata allestita  su telaio di una Kia Sportage, con il risultato di una sorta  di pick-up  con un tettuccio di ridottissima consistenza,  amovibile all’ occorrenza.  Per ricavare la seconda invece è stata  impiegata una Hyundai Santa Fe, cui è stata rimossa  la parte posteriore del tetto per far posto ad un pianale a disposizione del pontefice.

4/ ALBANIA  (21 settembre 2014).  Il  viaggio di Francesco in  Albania, il primo in Europa,  è durato solamente un giorno.  Dopo l’arrivo  all’ aeroporto di Tirana,  Francesco ha raggiunto il palazzo presidenziale a bordo di un’ auto vaticana, una Volkswagen Passat bianca  targata SCV 01094.  Sulla stessa auto è ritornato, al termine della giornata,  in aeroporto per il rientro  a Roma. A tutti gli appuntamenti il pontefice è giunto a bordo della papamobile  Mercedes-Benz  G500.

5/ STRASBURGO (25 novembre 2014). Ancora più breve, solo 4 ore, la visita di Francesco a Strasburgo presso il Parlamento europeo  e il Consiglio d' Europa. Dall' aeroporto della città francese il papa ha raggiunto i palazzi istituzionali europei a bordo di una Peugeot 407 grigia targata, per l' occasione, S.C.V. 1. Targa anteriore e posteriore sono identiche ed hanno le dimensioni delle eurotarghe  francesi, così che restano due ampi spazi laterali, davanti alla sigla e dopo la cifra 1. I caratteri sono in rosso su sfondo bianco. Per la scorta e il seguito sono stati impiegati veicoli con targa francese, alcuni con immatricolazione diplomatica, ovvero   targhe a sfondo verde e caratteri arancione, con il codice "600"  (Conseil d' Europe) seguito da "CD" e da un numero di serie.

6/ TURCHIA (28-30 Novembre 2014). Già in fase di preparazione, questo viaggio, ancorchè fortemente voluto da papa Francesco nella prospettiva del dialogo interreligioso, appariva estremamente   problematico sotto il profilo dei rischi per l’ incolumità del papa stesso. Infatti il 99% della  popolazione  è di religione musulmana e la Turchia, da sempre crocevia politico, culturale e religioso tra oriente e occidente, si trova oggi  coinvolta nei drammatici eventi che scuotono l’ islam intero. Francesco, fedele ai principi di semplicità che caratterizzano il suo pontificato, aveva chiesto  -secondo i media turchi- di potersi spostare su di una modesta Fiat  Albea  (si tratta di una  vettura prodotta dalla Casa torinese dal 2002 al 2012 e destinata ai mercati dell’ Europa orientale e del medio oriente. E’ stata prodotta dalla Tofas nello stabilimento turco di Bursa e assemblata in Russia con componenti spediti direttamente dalla Turchia. In Italia non è stata importata, ma in Turchia ha avuto notevole diffusione: ancora oggi  ne circolano molte e  gran parte dei taxi turchi, con livrea gialla, sono di questo modello) ma per motivi di sicurezza non ha potuto essere accontentato. Imponente è stato l’ apparato di protezione organizzato dal governo turco: sono stati impiegati tra Ankara e Istanbul 7000 poliziotti, affiancati da reparti delle forze speciali e antiterrorismo, oltre alle guardie del corpo del presidente Erdogan e, ovviamente, dal servizio di sicurezza vaticano.  Dopo l’ arrivo all’ aeroporto Esemboga  di Ankara il pontefice ha iniziato la parte politica del viaggio, con l’ incontro con il presidente e le autorità civili,  la visita all’ Anitkabir, il Mausoleo di Ataturk, e l’ incontro con Mehmet Gormez, presidente del dipartimento islamico turco. Il secondo e il terzo giorno si è svolta la parte religiosa: sabato 29 al mattino il papa è sceso allo scalo internazionale Ataturk  di Istanbul e si è recato alla moschea Sultan Ahmet (“Moschea blu”) ove è stato accolto dal Gran Muftì Rahmi Yaran, con il quale è entrato per visitare il complesso. Poi si è recato al Museo di Santa Sofia: si tratta di una basilica, di architettura  bizantina, in origine e fino al 1054 cattedrale di rito bizantino, poi sede patriarcale greco-ortodossa,  poi  cattedrale cattolica, dopo ancora moschea (1453) e infine, per volere di Ataturk, padre della moderna Turchia, museo (dal 1935). Al termine della mattinata Francesco ha raggiunto la sede della Rappresentanza diplomatica della Santa Sede,  scelta per ospitarlo nel soggiorno a Istanbul. Nel pomeriggio ha celebrato la messa nella cattedrale cattolica dello Spirito Santo, ha partecipato alla preghiera ecumenica nella chiesa patriarcale di San Giorgio e infine ha incontrato  il patriarca ortodosso Bartolomeo I presso la sede del Patriarcato ecumenico, ubicata nel quartiere greco di Istanbul. Domenica 30 il programma ha contemplato la messa privata presso la Delegazione Apostolica, la Divina Liturgia nella chiesa di San Giorgio e la firma della dichiarazione congiunta. Nel pomeriggio hanno avuto luogo l’ incontro con  gli alunni dell’ oratorio salesiano presso la sede diplomatica pontificia e l’ incontro con un gruppo di rifugiati siriani, quindi il pontefice, dopo i saluti finali in aeroporto, è ripartito per Roma.
Ad Ankara, ad attendere  Francesco fuori dall’ aeroporto, vi erano due automobili di colore nero,  entrambe contraddistinte   dalla bandiera vaticana montata su di un’ asta sul parafanghi anteriore destro, una Volkswagen Passat ed una Mercedes-Benz.  Gli agenti della sicurezza  hanno fatto salire il pontefice sulla prima, e si è subito mosso il nutrito corteo di auto, circa una quarantina.  Alcuni grossi SUV Chevrolet  con targa civile turca e vetri oscurati  si sono “fatti carico” della Volkswagen, precedendola e seguendola  a pochissimi metri di distanza. Nel corteo si è poi accodata la Mercedes-Benz, cui era stata prontamente tolta, secondo il protocollo,  la bandiera vaticana.  La presenza di due vetture pronte per ricevere il pontefice appare come un elemento di sicurezza poiché la scelta dell’ auto da utilizzare è stata fatta qualche istante prima dell’ arrivo del pontefice stesso. Entrambe le vetture, la Volkswagen e la Mercedes-Benz, appaiono ad una prima osservazione  senza targhe, ma un esame più attento rivela che le targhe ci sono,  oscurate  però da  una striscia di plastica nera. Non credo che ciò abbia a che fare con la sicurezza, piuttosto con la opportunità: probabilmente il governo di Ankara non ha consentito alla Santa Sede l’ utilizzo,  per i trasferimenti del papa sul suolo turco, di veicoli con  targhe vaticane  ma è stato raggiunto un compromesso: né targhe vaticane né turche, solo veicoli “neutri”. Ad Istanbul,  diversamente da Ankara, il servizio di sicurezza turco ha accontentato papa Francesco consentendogli di servirsi di un’ utilitaria a connotazione turca: è stata infatti utilizzata una Renault Symbol. Si tratta di un’ utilitaria che la casa francese aveva presentato al salone dell’ automobile di Mosca nel 2008, destinata, tra gli altri, ai mercati del nord Africa, del Medio Oriente e della Turchia. Il principale centro di produzione, denominato Oyak-Renault,  si trova appunto a Bursa in Turchia.  E proprio  a  Istanbul nell’ ambito dello “Istanbul Motor show” nel 2012  è  stata presentata  la  terza  generazione della Symbol.  L’ esemplare utilizzato per i trasferimenti di Francesco era di color grigio–argento e, come  la Volkswagen vista ad Ankara, si presentava con la targa anteriore coperta da una striscia di plastica nera.  La targa posteriore invece era del tutto mancante.
 
7/ SRI LANKA e FILIPPINE (13-18  gennaio 2015). Il settimo viaggio di Bergoglio  è iniziato la sera del 12 gennaio col trasferimento da Fiumicino all’ aeroporto internazionale  Bandaranaike di Colombo, capitale dello Sri Lanka, repubblica insulare asiatica nota fino al 1972 come Ceylon. Tutti gli spostamenti del pontefice ne prevedevano  il passaggio  tra consistenti  ali di folla per cui  la scelta del veicolo papale si è orientata su di una papamobile. Il mezzo,  allestito dal  Paese ospitante, è stato realizzato sul telaio di una Land Rover tipo 110 applicando una struttura metallica di protezione, aperta però ai lati. Il disegno di tale struttura ricopia quella della papamobile “romana” Mercedes-Benz G 500  attualmente in servizio ma nel complesso il risultato finale è un veicolo modesto e spartano.    L’auto, interamente verniciata  di bianco,  presenta targhe S.C.V. 1 di formato lungo in rosso su bianco, con caratteri propri delle targhe tedesche.  Le targhe dei veicoli dello Sri Lanka sono prodotte dal 2000 localmente  con tecnologia appunto tedesca. La Nunziatura di Colombo è stata scelta come residenza temporanea di papa Francesco, e per gli spostamenti il governo ha messo a disposizione una Hyundai  bianca: la targa posteriore è di formato quadro, specifico per questo  tipo di vettura e presenta in rosso su bianco  S.C.V. 1, in caratteri tedeschi su di una sola fila.  La targa anteriore è simile ma nel formato lungo.
Nella mattinata del 15 gennaio Francesco è giunto nel secondo Paese da visitare, le Filippine, scendendo all’ aeroporto Ninoy Aquino di Manila. Anche per la seconda tappa del viaggio è stata allestita una papamobile locale, in questo caso partendo da un modello Isuzu  D-Max Crew : si tratta di un pick-up a doppia cabina elaborato in due mesi di lavoro da tecnici locali seguendo indicazioni di esperti vaticani. La seconda cabina, posteriore, è stata rimossa  per creare un’ ampia piattaforma, ricoperta di moquette rossa,  a disposizione del pontefice e su di essa   è stata posizionata una poltrona  in  pelle  bianca italiana   decorata con l’ insegna pontificia.  L’ “arredo” è completato da due poltroncine e da una serie di maniglie d’ appoggio. Il tetto è sostituito da una copertura minima in plexiglass, limitata ai soli lati anteriore e superiore: come noto papa Francesco mal tollera le protezioni totali  che limitano  il contatto con le folle.  Oltre l’ estremità posteriore del pianale  è posizionata una pedana mobile, anch’ essa foderata in rosso, che serve ad agevolare la salita dei passeggeri. Tra la pedana e il pianale vi è poi  un ulteriore piano che segue tutto il lato posteriore del veicolo fino a raccordarsi con due piccoli appoggi reclinabili posti a ridosso delle ruote posteriori: questo apparato funge da appoggio per  gli addetti alla sicurezza che possono così rimanere a bordo del veicolo stesso  in condizioni di sicurezza  e stabilità.  La papamobile filippina, elegantemente verniciata in colore madreperla, non è lussuosa ma nemmeno troppo sobria nei suoi cinque metri di lunghezza.  Le targhe del veicolo sono le classiche SCV 1 in rosso su bianco,  puntate, nel formato lungo. I caratteri sono molto “vaticani”. Una tappa del viaggio papale ha raggiunto Tacloban, ove Francesco, giunto in aereo da Manila, ha incontrato i superstiti del terribile tifone "Yolanda" che nel novembre 2013 causò migliaia di morti. Nelle poche ore qui trascorse (il rientro a Manila ha dovuto essere anticipato a causa delle pessime condizioni atmosferiche) papa Francesco si è spostato su di una papamobile  allestita su telaio di una Kia Sportage, targata S.C.V. 1: si tratta, secondo fonti ufficiali,  della  stessa auto impiegata  in Corea nell’ agosto  2014,  trasferita per  l’ occasione nelle Filippine.
Altri due veicoli sono  stati messi a disposizione del papa nelle Filippine: si tratta di un paio di Volkswagen Touran di colore blu, fornite direttamente dalla filiale filippina del marchio tedesco. Una di queste automobili (la seconda come auto di riserva) è stata utilizzata dal papa principalmente per gli spostamenti ufficiali, ad esempio per raggiungere dalla sede della Nunziatura  il presidente filippino Benigno Aquino III nel palazzo presidenziale Malacanang  per l’incontro ufficiale.  Le targhe,  S.C.V. 1 in rosso su bianco, sono di ottima fattura e  simili a quelle della papamobile appena descritta. Nella giornata conclusiva di domenica 18 gennaio il pontefice ha celebrato la messa nel Rizal Park di Manila alla presenza di una folla immensa, oceanica: circa sei milioni di persone, non ostante la condizioni climatiche pessime a causa di forti venti e piogge. Per i rischi legati ad una folla così consistente il passaggio di Francesco è avvenuto su di un veicolo ricavato da un ”jeepney”  modificato a papamobile, letteralmente circondato da un imponente squadra di personale di sicurezza. Anche in questo caso le targhe erano S.C.V. 1, di evidente produzione locale.  Ma che veicolo è un “jeepney”? Si tratta di un veicolo, anzi di una vasta gamma di veicoli tipicamente filippini realizzati per il trasporto collettivo nelle grandi città, soprattutto a Manila. L’ etimologia è incerta:  secondo alcuni deriva da jeep+jitney, mezzo di trasporto collettivo a metà tra bus e taxi, secondo altri deriva da jeep e knee (ginocchio), con riferimento al modo di posizionarsi dei passeggeri.  Le modalità del servizio sono originali: non esistono vere e proprie fermate, ma i passeggeri vengono raccolti a richiesta sul tragitto stradale. Quando una persona vuole scendere, avverte l’ autista, generalmente percuotendo le pareti o il soffitto del mezzo, e a voce tra i due si concorda il prezzo della tratta. Poi l’ importo viene fatto passare di mano in mano dal passeggero all’ autista e il mezzo si ferma per la discesa: tutto avviene mentre il guidatore prosegue la marcia!  L’ origine dei Jeepney risale al periodo immediatamente dopo la seconda guerra mondiale allorchè  gli americani, ritirandosi, lasciarono nelle Filippine centinaia di jeep che finirono nelle mani degli indigeni. Questi, con ingegno e fantasia, cominciarono a trasformare le vetture in mezzi di trasporto collettivo, dapprima per poche persone poi via via per gruppi sempre più numerosi. Fu Leonardo Sarao (1921-2001) a intuire la possibilità di realizzare mezzi di trasporto collettivo con capienza superiore a 12 persone, e creò a tal fine la Sarao Motors destinata a gestire in modo organizzato i trasporti su strada di Manila, espressamente con i jeepney. Questi veicoli hanno dimensioni e caratteristiche di autobus, e sono vistosamente verniciati a più colori fino a sembrare dei “murales” semoventi. Oggi non solo fanno parte integrante del mondo filippino, ma ne sono anche un vero e proprio elemento di identità nazionale. Proprio  per manifestare la propria vicinanza al popolo filippino  papa Francesco ha voluto salire su di un jeepney. La versione papamobile  è interamente verniciata di bianco, con  insegne papali sul cofano motore, ai lati e frontalmente sopra  la cabina di guida. Anche gli arredi, sia della cabina di guida che dello spazio posteriore, sono bianchi. Un particolare curioso: nelle immagini della papamobile prima del suo impiego si notavano, applicati sulle fiancate, due crocefissi in vetro verde, opera di un artista locale. Con il papa a bordo risultano essere stati rimossi. Tutta la parte posteriore del veicolo è trasformata in pianale su cui poggiano la poltrona per il pontefice e due poltroncine per gli accompagnatori; dietro al pianale è ricavata una predellina appositamente per il personale addetto alla sicurezza. La  copertura  del pianale è limitata ad un tettuccio e alla protezione anteriore, mentre ai lati non vi è alcuna riparo. Sul radiatore compare in caratteri color argento la sigla “ECTK” (una importante compagnia filippina di attività commerciali e finanziarie), e la stessa sigla è disegnata a grandi caratteri rossi sopra il tettuccio. Per quanto concerne le targhe occorre fare una distinzione. Nelle fasi di preparazione e di presentazione ai media il veicolo presenta targhe S.C.V. 1, in rosso su bianco, di chiara produzione locale e di fattura alquanto approssimativa.  Nel corso invece delle occasioni ufficiali, con il pontefice a bordo, la grossa papamobile presenta targhe simili (S.C.V. 1) ma ben realizzate in  materiale plastico stile vaticano. Il formato è quello “corto” poiché la struttura del grosso paraurti anteriore non consente il posizionamento di targhe lunghe.
Papa Francesco è rientrato a Roma nella serata di lunedì 19 gennaio con un volo diretto da Manila durato 15 ore. Il decollo dell' airbus A340 delle Philippine Airlines è avvenuto alle ore 10 (ora di Manila). La cronaca ha fatto notare che per la prima volta nella storia (seconda considerando il volo di andata) un pontefice ha  attraversato lo spazio aereo cinese.

8/ SARAJEVO (6 giugno 2015). La visita di Francesco nella capitale bosniaca è stata molto breve,  meno di dodici ore. Il papa si è spostato lungo i tragitti prestabiliti  sulla papamobile Mercedes-Benz  G 500, fatta arrivare il giovedì precedente via mare. Il mezzo infatti ha viaggiato da Roma ad Ancona ove è stato imbarcato su di un traghetto della compagnia croata "Jadrolinija Ferry" e dopo lo sbarco a Spalato ha ripreso il viaggio verso Sarajevo. Dall' aeroporto internazionale di Sarajevo  papa Francesco ha raggiunto il palazzo presidenziale a bordo di una Ford Focus blu  targata S.C.V. 1. Ho notato che  le targhe,  di formato lungo, sono  inserite in portatarga  sponsorizzato con la scritta del garage che  ha fornito l' auto: una pubblicità decisamente poco opportuna,  non so se frutto di leggerezza o di calcolo ben preciso (foto 329A).

9/ ECUADOR, BOLIVIA, PARAGUAY (5-13 luglio 2015). L’ Ecuador è la prima tappa del viaggio pontificio. Papa Francesco  è giunto all’ aeroporto Mariscal Sucre di Quito domenica 5 luglio alle 15 ora locale. Per i molteplici spostamenti nella capitale è stata realizzata una “papamobile” su telaio Jeep Wrangler (modello base Sport Unlimited) mentre per gli spostamenti previsti nella città costiera di Guayaquil  un secondo mezzo è stato allestito su telaio   Chevrolet D-Max.  Differenti le targhe utilizzate: sulla prima sono state montate targhe S.C.V. 1 lunghe di tipo vaticano (probabilmente fornite proprio dalla Motorizzazionevaticana)  mentre la seconda presentava targhe S.C.V. 1  corte ma di produzione locale. Come auto di servizio è stata messa a disposizione di Francesco una Fiat Idea argento (colore “plata “ in spagnolo), con targhe S.C.V. 1  corte, anche in questo caso di produzione locale.  In tutte le targhe i caratteri sono rossi su fondo bianco. Un dettaglio inedito è visibile nelle targhe della Chevrolet e della Fiat e si tratta di un bordo di contorno rosso. Nel pomeriggio di mercoledì  il pontefice è  arrivato all’ aeroporto El Alto di La Paz, capitale della Bolivia. Nello stato andino la visita di Francesco si è svolta tra la capitale e la città di Santa Cruz de la Sierra.  Per l’ evento la papamobile è stata allestita su telaio di una   Toyota Land Cruiser FJ 70, auto commercializzata in Bolivia come “S 70 Vagoneta”.  Come di consueto l’ allestimento ha seguito  le richieste di Francesco, ovvero minime modifiche del pianale posteriore e protezione limitata ad una copertura trasparente in policarbonato.  Il veicolo è stato prodotto   dalla Toyosa S.A., importatore nazionale del marchio giapponese ed anche le targhe sono di produzione locale:  S.C.V. 1 in rosso su bianco,   formato  lungo e  caratteri  stilizzati e ampiamente spaziati.  Gli impegni di Francesco in Bolivia sono stati molteplici e in luoghi alquanto distanti tra loro per cui, non essendo prevista una “papamobile” di riserva,  le autorità locali hanno predisposto trasferimenti rapidi in elicottero della Toyota.   E’ stata pure  fornita come auto  di  supporto una Fiat Idea argento,  con targhe S.C.V. 1 simili a quelle della Toyota.
Nel pomeriggio di venerdì  10 luglio  Francesco è ripartito dall’ aeroporto   Viru Viru  di Santa Cruz de la Sierra per atterrare allo scalo internazionale  Silvio Pettirossi di Asuncion, capitale del Paraguay. Nel terzo paese sudamericano visitato, a Francesco è stata fornita una “papamobile” ricavata da una  Isuzu D-Max con targhe in rosso su bianco S.C.V. 1,  corte di tipo vaticano.  Quale auto di servizio , esattamente come nei giorni precedenti in Ecuador e Bolivia, è stata utilizzata una Fiat Idea color argento, con targhe S.C.V. 1 in rosso su bianco di formato lungo  e  caratteri vaticani. Nel primo pomeriggio di lunedì 13 luglio papa Francesco è rientrato allo scalo romano di Ciampino.
 
10/ CUBA, USA  (19-27 settembre 2015). Nel suo decimo viaggio  Francesco ha visitato Cuba e gli Stati Uniti. Si è trattato di un viaggio a forte connotazione politica in quanto i due paesi  si sono riavvicinati fino a ristabilire, dopo 54 anni,  normali relazioni diplomatiche , e ciò è avvenuto  grazie soprattutto ad una intenso ma discreto lavoro diplomatico della Santa Sede. Papa Francesco è partito da Roma sabato 19 settembre ed è giunto allo scalo internazionale “Josè Marti” dell’ Avana alle 16 ora locale. Oltre alla capitale cubana, Francesco ha visitato  Holguin e Santiago.  Una sola  papamobile  è  stata  utilizzata, trasferendola da una città all’ altra. Come di consueto il papa ha voluto un mezzo aperto. Il veicolo è stato approntato  sul telaio di un Peugeot  Hoggar Pick-up, modello prodotto in Brasile e derivato dalla Peugeot 207 .  La papamobile  ha targhe in rosso su bianco S.C.V. 1 di formato lungo. Il governo cubano ha messo a disposizione dell’ illustre ospite, come auto di servizio, una Volkswagen Passat grigia targata S.C.V. 1. Martedì 22 in tarda mattinata papa Francesco ha lasciato l’ isola caraibica alla volta degli Stati Uniti:  l’ aereo papale è decollato dall’ aeroporto “Antonio Maceo Grajales” di Santiago per atterrare nella “Andrews Air Force Base”, situata nella Prince George’s County in Maryland. Il programma prevedeva tre importanti tappe, Washington, New York (con visita e discorso al palazzo delle Nazioni Unite) e Philadelphia.  Per la papamobile la scelta è caduta su di una Jeep Wrangler unlimited 4 porte, simile a quella utilizzata in occasione del viaggio pastorale in Ecuador nel luglio scorso. Secondo fonti vaticane  erano state allestiti “altri identici mezzi”, per evitare frettolosi spostamenti  di un singolo mezzo da una città  all’ altra. Le targhe S.C.V. 1 in rosso si presentano differenti: quella anteriore è lunga mentre la posteriore, a causa dell’ ampia pedana di accesso al mezzo, è spostata a sinistra ed è di formato corto. A disposizione del pontefice vi erano poi sei utilitarie Fiat 500 L di colore nero, tutte targate S.C.V. 1 in rosso. Nei vari spostamenti l’ auto di Francesco è sempre stata “protetta” da  massicci fuoristrada Chevrolet “Suburban”, in dotazione ai servizi segreti,  targati in modo originale: le targhe anteriori sono S.C.V. 1 in rosso su bianco, mentre le posteriori non sono vere targhe ma pannelli in  alluminio con la bandiera americana in alto e quella vaticana in basso divise da una linea diagonale. Nel giallo della bandiera vaticana  vi è in nero l’ indicazione “2015” mentre la parte inferiore presenta una striscia nera  con la scritta in bianco “UNITED STATES SECRET SERVICE”.  Tornando alle Fiat 500 L segnalo che quella utilizzata a Washington presentava targhe S.C.V. 1 lunghe, mentre  quella impiegata a New York e Philadelphia era munita di targhe S.C.V 1 di formato americano, uguali a quelle anteriori dei “Suburban” appena descritti. Sia le targhe-bandiera che le S.C.V. 1 sono state prodotte da un fornitore ufficiale americano, indicato dal logo “MVLS 2015”  riportato in ogni targa in basso a destra. Il lungo viaggio di Francesco è terminato con l’ arrivo all’aeroporto di Fiumicino nella mattinata di lunedì 28 settembre.

11/ KENYA, UGANDA, REP. CENTRAFRICANA  (25-30 novembre 2015). Il primo viaggio di Francesco in Africa è stato di particolare significato ecumenico avendo egli scelto di recarsi tra gli ultimi, alla periferia del mondo: elemento che apparte evidente soprattutto nella terza tappa, la Rep. Centrafricana, paese dilaniato da miseria e guerra civile che durano da decenni. Il viaggio è stato preparato con grande cura  sotto l' aspetto della sicurezza, svolgendosi in contesti etnico-religiosi molto particolari, anche ostili al mondo cattolico. Per giunta Francesco ha preteso, come prevedibile, in tutte tre le nazioni visitate l'utilizzo di papamobili simili a quelle viste finora, ovvero aperte su tre lati, senza particolare protezione blindata.  I servizi di sicurezza locali e quello vaticano hanno protetto i cortei con grande attenzione. A Bangui, capitale centrafricana,  ove i rischi erano maggiori, sono stati utilizzati a supporto i caschi blu dell' ONU. A Kampala, in Kenya,  il papa ha utilizzato una papamobile allestita su telaio di un fuoristrada Toyota Hilux, mentre per alcuni brevi spostamenti si è mosso di una Honda "Ballade". Entrambi i mezzi avevano targhe S.C.V. 1 in rosso su bianco. Dal 27 al 29 novembre Francesco è rimasto in Uganda, visitando solo Entebbe. Come papamobile è stata impiegato un mezzo  allestito su telaio di un fuoristrada Mitsubishi Pajero, mentre come auto di supporto è stata fornita un' utilitaria di marca Kia. Anche  questi due mezzi  presentavano targhe S.C.V. 1 in rosso su bianco. Anche a Bangui, nella rep. Centrafricana, Francesco si è spostato su di un mezzo derivato da un fuoristrada Toyota: il veicolo però, in sintonia con l'elevato tasso di miseria locale, appariva usato, anzi piuttosto sfruttato, e la protezione era costituita da quattro  aste, piantate nel cassone posteriore, sulle quali appoggiava un semplice tettuccio trasparente. Le targhe erano S.C.V. 1 in rosso su bianco.  Nei vari spostamenti la papamobile è stata protetta e scortata da mezzi, alcuni blindati, dei caschi blu dell' ONU, tutti con targhe UN in nero su bianco. Il papa è rientrato a Roma nella serata di lunedì 30 novembre.

12/  MESSICO  (12-17 febbraio 2016). Papa Francesco è giunto nella tarda serata del 12 febbraio  all' aeroporto "Benito Juarez" di Città del Messico,  dopo lo storico incontro all' Avana con il Patriarca ortodosso di Mosca Kirill. Il viaggio prevedeva, oltre a Città del Messico, tappe in altre cinque città: Ciudad Juarez, Ecatepec, Morelia, Tuxtla Gutierrez, San Crisobal de las Casas. Per evitare allora complicati spostamenti notturni della papamobile da una località all' altra, si è optato per l' impiego di più veicoli ed è stata allestita una mini flotta di ben 11 vetture, tutte messe a disposizione di Francesco da un importatore di El Paso (Texas), la "Sunland Park Dodge":
--2 jeep Wrangler, di colore bianco, dotate della consueta copertura anteriore e superiore in policarbonato. Targhe: S.C.V. 1 in rosso su bianco, formato corto. Si tratta degli stessi veicoli impiegati a settembre 2015 negli USA.
--3 Dodge Ram Pick-up, di struttura più massiccia, anch'esse bianche e con analoga protezione in policarbonato. Targhe identiche.
--6 Fiat 500L, bianche con tettuccio nero. Targhe: S.C.V. 1 in rosso su bianco in formato americano (6" x 12").
Il pontefice è rientrato a Roma nel primo pomeriggio di giovedi' 18 febbraio.

13/ ISOLA DI LESVOS  (16 aprile 2016). In questa data papa Francesco ha fatto visita al campo profughi di Moria nell' isola greca di Lesvos. La piccola isola (capoluogo Mytilene)  è il punto d' approdo europeo più vicino per i profughi provenienti dalle coste turche. Francesco è rimasto solamente 5 ore sull' isola, spostandosi dall' aeroporto al campo e viceversa.  Per l' occasione è stato utilizzato un minibus vaticano, di colore bianco, con gli allestimenti interni modificati a salotto per il trasferimento in gruppo dei tre protagonisti dell' evento (oltre ai due interpreti): Francesco, Bartolomeo, patriarca di Costantinopoli e Ieronymos, arcivescovo di Atene. Il veicolo, di produzione Fiat, è targato SCV 01094, e si tratta di una reimmatricolazione poichè le stesse targhe erano già state assegnate alla Volkswagen Passat bianca  che aveva trasportato il papa nel corso della sua visita a Tirana il 21 settembre 2014.

14/ ARMENIA  (24-26 giugno 2016). Papa Francesco è giunto venerdì 24 giugno all' aeroprto Zvarnots di Yerevan, capitale dell' Armenia ed è ripartito per Roma nella serata di domenica 26. Per gli spostamenti privati Francesco ha viaggiato su di una Renault Logan bianca con targhe rosse S.C.V. 1 mentre per i passaggi  tra la folla  è salito sulla Isuzu D-max S.C.V. 1 entrata ufficialmente nel garage pontificio il 14 ottobre 2015.

15/ CRACOVIA  (27-31 luglio 2016). il pontefice ha partecipato alla GMG (Giornata mondiale della Gioventù) che si è svolta a Cracovia in Polonia. Per motivi organizzativi dal Vaticano sono giunte la Mercedes-Benz G500 e la Isuzu D-Max, ma prevalentemente Francesco ha utilizzato quest'ultima. La G500 è stata impiegata solo nella giornata del 28 luglio a Czestochowa. Per gli spostamenti privati è stata fornita al papa una Volkswagen Golf blu targata in rosso S.C.V. 1.

16/ GEORGIA E AZERBAIJAN (30 settembre-2 ottobre 2016). Con questo viaggio Francesco ha completato il programma di pellegrinaggio presso le piccole comunità cattoliche caucasiche, isolate in popolazioni  nella stragrande maggioranza ortodosse (Armenia e Georgia) o musulmane (Azerbaijan). Il pontefice è arrivato nel primo pomeriggio di venerdì 30 settembre all' aeroporto di Tbilisi, capitale della Georgia (aeroporto Tbilisi-Novoalexeyvka). Nei due giorni di permanenza ha utilizzato esclusivamente una piccola KIA Soul blu con targhe rosse S.C.V. 1. Nella mattinata di domenica 2 ottobre il pontefice si è spostato in Azerbaijan, atterrando all' aeroporto internazionale Heydar Aliyev di Baku. Qui la permanenza di Francesco è stata ancora più breve: già in serata infatti  vi è stato il rientro a Roma. Per i suoi  spostamenti è stata utilizzata un' auto identica a quella vista in Georgia, ovvero una KIA Soul blu, con targhe S.C.V. 1 rosse.

17/ MALMOE, SVEZIA (31 ottobre -1^ novembre 2016).  In questi due giorni papa  Francesco  si è recato a Malmoe,  terza città della Svezia, per partecipare alla commemorazione  del  500^ anniversario della riforma protestante.  Secondo la tradizione proprio il 31 ottobre 1517 il monaco tedesco Martin Lutero affisse sul portone della cattedrale di Wittemberg  le 95 tesi contro  le indulgenze promosse da papa  Leone X , che diedero avvio  alla riforma.  La scelta della Svezia  invece della Germania  patria di Lutero è legata al fatto che nel  paese scandinavo è nata 50 anni fa la Federazione luterana mondiale (LWF), che raccoglie 140 Chiese luterane in 78 Paesi per un totale di quasi 70 milioni di fedeli.  Il viaggio era stato inizialmente programmato per un solo giorno,  poi si è deciso di riservare la mattina del 1^ novembre  all’ incontro di Francesco con la piccola comunità cattolica svedese che, guidata dall’ arcivescovo  Anders  Arborelius, conta circa 113000 fedeli  su poco meno di dieci milioni di  abitanti. Papa Bergoglio  è atterrato  alle 11 di lunedì 31 ottobre all’ aeroporto internazionale   Sturup di Malmoe.  Dopo  una breve visita  di cortesia  ai reali di Svezia  nel palazzo reale  Kungshuset  di Lund,  Francesco  ha iniziato la serie di impegnativi incontri  dedicati alla commemorazione ecumenica.  Nella  tarda  mattinata   di martedì  1^ novembre  dopo la santa messa allo Swedenbank stadion di Malmoe  Francesco  è ripartito per  Roma, ove è rientrato alle 15,30.
Date le caratteristiche del viaggio,  il papa  non ha utilizzato  alcuna papamobile:  nei  suoi trasferimenti  è salito su di una Nuova Fiat Tipo  grigia, con targhe corte rosse S.C.V. 1.

 
 
18/ EGITTO (28-29 aprile 2017). Il viaggio di Francesco in Egitto è durato solamente due giorni. Il pontefice è partito da Roma nella mattinata di venerdì 28 aprile,  per atterrare dopo tre ore di viaggio  all’ aeroporto internazionale del Cairo, situato a circa 20 Km dalla capitale stessa, nel distretto  di Hèliopolis.  Come sempre nei viaggi pontifici, il papa ha soggiornato presso la Nunziatura. Dal febbraio 2015 titolare della Nunziatura al Cairo, oltre che delegato presso l’ Organizzazione degli stati arabi, è mons. Bruno  Musarò. Il programma per Francesco è stato molto intenso: l’ evento principale è consistito  nell’ intervento  alla Conferenza internazionale sulla pace, ma molteplici sono stati gli incontri religiosi e istituzionali: con il presidente della repubblica Abdel Fattah al-Sisi, con Ahmad Muhammad al-Tayyib,  imam della moschea  di al-Azhar, con S.S. Tawadros II, capo supremo della chiesa copta ortodossa,  con i vescovi ed il clero egiziano.  Vive in Egitto una esigua minoranza cristiana, pari allo 0,28 dell’ intera popolazione, che è  a stragrande maggioranza (89%) musulmana sunnita. Sono complessivamente 500  i sacerdoti, le suore ed i seminaristi cattolici. Il viaggio è avvenuto in un contesto di tensioni diplomatiche, di guerre e di recenti atti terroristici che hanno condizionato la scelta dei veicoli adottati per gli spostamenti del papa. Gli apparati di sicurezza vaticano ed egiziano hanno approntato un efficiente  programma di protezione, ma Francesco è stato irremovibile sull’ uso del mezzo di trasporto: auto chiusa ma non blindata, ed auto scoperta (una golf cart) per gli spostamenti allo Air defense stadium  (stadio dell’ aeronautica militare) in occasione della funzione religiosa del sabato mattina. Per tutti gli spostamenti è stata impiegata un’ unica vettura, e la scelta è caduta su di una Nuova Fiat  Tipo blu, con targhe corte S.C.V. 1 in rosso su bianco. L’ aeromobile con a bordo papa Francesco ed il seguito è rientrata a Roma alle 17.00 di sabato 29 aprile .

19/ FATIMA, PORTOGALLO (12-13 maggio 2017).  Come avvenuto altre volte, anche il viaggio in Portogallo è stato un viaggio-lampo di neanche ventiquattr’ ore.  Papa  Francesco si è recato in terra lusitana in occasione del centenario dell’ apparizione della Madonna ai pastorelli di Fatima Francisco e Jacinta Marto, insieme alla cuginetta Lucia. L’ evento centrale del pellegrinaggio è stata la canonizzazione  dei due ragazzini,  già beatificati nel 2000 da Giovanni Paolo II. Il papa è atterrato nella base aerea di Monte  Real  a Leiria  alla 16,20 nel pomeriggio di venerdì 12 maggio e subito dopo l’ incontro privato  col presidente della repubblica  Marcelo Rebelo de Sousa ha raggiunto su di un elicottero militare lo stadio di Fatima e di qui in auto il santuario.  La funzione religiosa di canonizzazione si è svolta sul sagrato del santuario il sabato mattina. Dopo  il pranzo con i vescovi portoghesi  presso la casa Nossa Senhora do Carmo,  Francesco   ha percorso i 40 Km del tragitto verso l’aeroporto  su di una Volkswagen blu con targhe rosse  corte  S.C.V. 1 e alle 17 è ripartito per Roma.  Il volo di andata è avvenuto su aeromobile Alitalia mentre per quello di ritorno è stato utilizzato un vettore delle linee aeree portoghesi (TAP), un Boeing intitolato a “Grào Vasco”. Oltre alla Volkswagen appena citata, papa Francesco ha utilizzato, per gli spostamenti  tra la folla, la papamobile  Isuzu D-Max  S.C.V. 1 entrata stabilmente nel garage pontificio nell’ ottobre 2015. 

20/ COLOMBIA (6-11 settembre 2017). Il viaggio del pontefice in Colombia è iniziato con l’ arrivo all’ aeroporto internazionale  “Bogotà-El Nuevo Dorado alle 16,30 (ora locale)  di mercoledì 6 settembre.  L’ aeromobile  Alitalia “Giovanni Battista Tiepolo” è atterrata nell’ area militare CATAM (Comando Aèreo de Transporte Militar).  Il volo, nonostante una deviazione imprevista a causa dell’ uragano Irma imperversante nei Caraibi da alcuni giorni, si è concluso in perfetto orario. Nella sua permanenza nel Paese sudamericano il pontefice ha visitato quattro città, Bogotà, Villavicencio, Medellin e Cartagena.
Non vi è stata alcuna sorpresa circa i veicoli a disposizione di papa Francesco in quanto lo scorso 10 luglio la marca Chevrolet (gruppo General Motors)  aveva presentato i veicoli allestiti  per l’ evento:  la breve cerimonia si è svolta presso il palazzo presidenziale Casa de Narino alla presenza del capo dello stato  Juan Manuel Santos. Si tratta di tre esemplari di un modello SUV, la Chevrolet Traverse. I modelli base  sono stati elaborati ed assemblati nello  stabilimento colombiano  GM  Colmotores secondo le consuete specifiche richieste dal Vaticano: il tetto è stato asportato e al posto dei sedili posteriori è stato allestito un pianale attrezzato con poltrona papale girevole a 360° e due sedili accessori. Completano il veicolo i corrimano laterali, la struttura di tubi per sostenere il tettuccio in plexiglass, la scaletta (manovrabile elettricamente) per l’ accesso posteriore al pianale e le pedane esterne per il personale di sicurezza. La realizzazione  tecnica del mezzo è stata molto complessa ed ha richiesto la collaborazione addirittura di una cinquantina di persone, tra tecnici, operai  ed ingegneri. Poiché il programma del viaggio prevede soste di Francesco in quattro città, per evitare complicati spostamenti preventivi della papamobile da una città all’ altra, la casa americana ha optato per la fornitura di  tre identici esemplari. Alcuni curiosi dettagli  meritano di essere citati. Ciascuna papamobile ha un dettaglio personalizzato:  su di una è stato applicato uno stemma policromo che riunisce le insegne pontifice con il logo della squadra di calcio argentina “San Lorenzo de Almagro”, di cui papa Francesco è notoriamente tifoso.  Sulla seconda papa Francesco leggerà la scritta “hecho con mucho carino par manos colombianas”; sulla terza è riportata l’ immagine  della “Virgen de Chiquinquirà”,  molto amata e venerata in Colombia,  nazione di cui è patrona.  Su entrambe le fiancate dei tre veicoli sono poi applicati due splendidi fregi in metallo dorato con lo stemma vaticano, ancora abbinato all’ immagine della “Virgen”. Sul lato posteriore a destra della scaletta di salita al pianale compare la scritta, in forma di fregio metallico, “TRAVERSE” (il nome del modello di veicolo), mentre a sinistra si osserva il fregio “PAPAMOVIL”, dettaglio davvero curioso: infatti è del tutto superflua l’ etichetta del veicolo!  Le targhe, di produzione locale,  sono tutte identiche:  la scritta,  in rosso su bianco,  S C V 1 non ha puntini ed i caratteri sono alquanto distanziati tra di loro.  E’ presente un bordo di contorno rosso.  I caratteri (font) sono quelli tedeschi DIN in uso fino al 1994. La targa posteriore è collocata in posizione centrale, avvitata nel secondo gradino della scaletta di salita al pianale. Per gli spostamenti privati di Francesco la casa americana ha poi messo a disposizione  quattro  esemplari del modello Chevrolet Sonic Hatchback.  Parliamo di un’ utilitaria molto diffusa nei paesi sudamericani,  disponibile in due versioni, Sedan e appunto Hatchback. Questo termine deriva da hatch (portello) e back (posteriore) e denota  una berlina a due volumi con aggiunta funzionalità station wagon grazie al portellone posteriore. La scelta di una piccola vettura oltre ad essere, come noto, gradita a Francesco, è motivata da alcuni passaggi previsti in vie anguste di taluni centri abitati. Le quattro autovetture sono di colore blu e montano targhe uguali a quelle delle papamobili.
Domenica 10 settembre il pontefice ha raggiunto in mattinata  in aereo Cartagena, ove è rimasto per il nutrito programma di incontri  fino alle 19. Poi è ripartito su di un vettore Boeing 787 Avianca (compagnia di bandiera colombiana) dall’ aeroporto Rafael Nunez per Roma Ciampino.  Alle  12,40 (ora italiana) di lunedi 11 settembre si è concluso il viaggio.

21/ MYANMAR E BANGLADESH (26 novembre-2 dicembre 2017) Questo viaggio asiatico è iniziato col volo dell’aereo pontificio (aeromobile Alitalia Airbus A330  “Giotto”) da Roma Fiumicino, alle 22.10 di domenica 26 novembre,  fino a Yangon, ex capitale del Myanmar (Birmania dal 1948 al 1989), ove il Pontefice è giunto alle 13.30 ora locale presso lo scalo internazionale birmano. Nel novembre 2005 la capitale fu spostata dalla giunta militare allora al potere (guidata dal gen. Than Shwe), quasi senza preavviso alla popolazione, da Yangon a Pyinmana (“Sede dei re”), rinominata  ufficialmente il 27 marzo 2006  Nay Pyi Taw (“Città dei re”). La nuova capitale si trova 320 Km a nord di Yangon, ed è stata costruita in piena foresta dai cinesi, nella pressoché totale disinformazione della popolazione.  Dal punto di vista confessionale, nel Myanmar su 55 milioni di abitanti il 97% è buddista, il 5,6% è cristiano ed i cattolici sono complessivamente  630.000.  Nel 2015, per la prima volta nella storia del cattolicesimo, un vescovo birmano è stato elevato al rango cardinalizio. Si tratta di Charles Maung Bo, nato nel 1948, nominato vescovo nel 1990 e cardinale, per volontà di Papa Francesco, dal febbraio 2015. Il porporato è dal 2003 Metropolita di Yangon. I rapporti tra il governo birmano e la minoranza cattolica sono da sempre difficili, a volte con soprusi e violenze contro i cattolici stessi. Il viaggio di Francesco vuole contribuire a creare un clima più disteso tra le due parti, continuando un dialogo culminato con l’ allacciamento di normali relazioni diplomatiche tra Myanmar e Santa Sede.  Da pochi mesi  infatti (agosto 2017) sono state ufficialmente aperte l’ Ambasciata birmana presso la Santa Sede a Roma e la Nunziatura vaticana a Yangon. Proprio il card. Bo è stato il principale artefice della  normalizzazione dei rapporti tra i due stati.  Ruolo rilevante  ha avuto pure la signora Aung San Suu Kyi, attuale consigliere di stato e ministro degli esteri, premio Nobel per la pace nel 1991. Il primo titolare della Nunziatura è mons. Paul Tschang In-Nam, già nunzio in Thailandia e delegato apostolico per il Myanmar. L’ambasciatore birmano è invece S.E. mr. San Lwin.
Il  viaggio apostolico birmano  si è svolto principalmente a Yangon, tranne la giornata di martedì 28 che il Pontefice ha trascorso nella capitale per incontri istituzionali con il presidente della repubblica Htin Kyaw ed i  vertici politici birmani e con il corpo diplomatico accreditato. Due sono i veicoli messi a disposizione di Francesco. Per i passaggi tra la folla è stata utilizzata una papamobile bianca allestita su telaio di un pick-up Ford.  Le targhe, S.C.V. 1 in rosso su bianco, sono di formato corto e sono inserite in un porta targa giallo-oro. Il mezzo appare realizzato con cura dei dettagli, buona tecnologia ed elevati standard di sicurezza. Per gli altri spostamenti il Pontefice ha utilizzato una Toyota blu modello Mark II Grande, con targhe simili alle precedenti, inserite in un portatarga bianco.  Giovedi’ 30 novembre Francesco è ripartito dall’ aeroporto di Yangon per atterrare alle 16.00 ora locale allo scalo internazionale Hazrat Shahjalal di Dhaka, capitale del Bangladesh. La nazione è tra le più densamente popolate nel mondo:  ha una superficie di  147.000 Km quadrati ed una popolazione di 170 milioni di abitanti, pari ad una densità di 1145. In confronto, l’ Italia ha una superficie all’ incirca doppia ed una popolazione di un terzo, con una densità di 192.  L’88% della popolazione è musulmana, i cristiani rappresentano lo 0,5% del totale. I cattolici sono complessivamente 350.000. Come evidente segno di vicinanza a questo minuscola realtà cattolica, Papa Francesco nel concistoro del 19 novembre 2016 aveva creato cardinale mons. Patrick D’Rozario. Il prelato, nato nel 1943 a Padrishbpur, vescovo dal 1990, è in assoluto il primo cardinale bengalese della storia. Papa Francesco è sempre rimasto a Dhaka poiché tutti gli incontri, sia istituzionali che religiosi, si sono svolti nella capitale.  Per quanto concerne gli spostamenti del Papa, anche in questa occasione sono stati impiegati due mezzi, entrambi con targhe rosse S.C.V. 1.  La papamobile è stata allestita sul telaio di un “mini-truck” Tata Ace: ne è risultato un veicolo estremamente modesto, spartano, in accordo peraltro con le misere condizioni economiche in cui versa il paese asiatico.  La Tata Motors è una compagnia indiana del settore automobilistico, ampiamente presente nel mercato nazionale, ma è nota anche in Italia, ove viene commercializzata. Per gli spostamenti ufficiali è stata utilizzata  una berlina Toyota Allion A15 di colore blu.   
Il volo di rientro a Roma è stato effettuato sabato 2 dicembre  su di un vettore B777 delle Bangladesh Airlines, partito da Dakha alle 17.10 ora locale (12.10 ora di Roma) ed atterrato a Ciampino alle 21.40.

22/ CILE E PERU' (15-21 gennaio 2018). Per il suo 22^ viaggio,  sesto in America latina,  Papa Francesco  si è recato in  Cile e Perù,  destinando a ciascun paese tre giorni di permanenza. Il volo Alitalia (aeromobile  Boeing 777 “Sestriere”) è partito lunedì 15 gennaio da Fiumicino alle ore 8.30, per giungere allo scalo internazionale  di Santiago  “Arturo Merino Benitez”,  alle 20.10  ora locale.  Come di consueto il programma del viaggio è stato particolarmente intenso per eventi ed incontri a vari livelli, religiosi ed istituzionali. Tre le città cilene raggiunte da Francesco, la capitale Santiago,  Temuco ed  Iquique.  Temuco si trova nel sud del paese, ed è il capoluogo della regione forestale di  Araucanìa.  Questo territorio è popolato dalle popolazioni indigene Mapuche, in lotta per la salvaguardia della propria identità e dell’integrità del territorio.  Iquique invece è ubicata all’ estremo  nord del Cile, affacciata sul Pacifico, ed è abitata da folti gruppi di immigrati che lavorano nelle miniere di rame e litio. Tutti i voli  interni sono stati effettuati dalla Latam  Airlines, principale compagnia aerea cilena. Per quanto concerne i veicoli destinati agli spostamenti del Papa, alcuni giorni orsono Javier Peralta, direttore esecutivo della commissione per i preparatividel viaggio, 
aveva  annunciato l’ impiego di due Jeep Wrangler:  si tratta dei mezzi impiegati in occasione del viaggio di Francesco negli Stati Uniti nel 2015 e in Messico nel 2016,  trasportati in Cile per essere impiegati a Santiago e a Temuco.  A Iquique invece è giunta la Toyota Land Cruiser FJ 70 già vista in Bolivia nel luglio 2015.  Peralta ha parlato di accordi con la Santa Sede:  la scelta di mezzi precedentemente impiegati  è legata alla preoccupazione in Vaticano di una eccessiva proliferazione  di  papa-mobili  in giro per il mondo. Le misure di sicurezza sono state imponenti, a causa dell’ alto rischio di contestazioni verso la chiesa cattolica. Un apposito gruppo di berline Hyundai bianche  ha costantemente accompagnato la papamobile,  costituendo un vero e proprio sbarramento attorno al Papa.  Queste auto  sono contraddistinte da un ampio pannello identificativo  esposto nel parabrezza,  e da targhe provvisorie speciali a sfondo bianco recanti al centro un numero in nero  di tre cifre (i numeri osservati vanno da 002 a 094, il che fa presumere blocchi numerici distinti), il logo del viaggio pontificio a sinistra e l’insegna pontificia a destra. Per gli spostamenti privati Francesco è salito su di una vettura Hyundai  Ioniq di colore blu, con  targhe  “rosse” S.C.V. 1. Giovedì 18 gennaio alle 17.00 il Papa è ripartito dall’aeroporto “Diego Aracena” di Iquique ed è atterrato allo scalo internazionale peruviano “Jorge Chavez”, distante solo 11 chilometri dalla capitale Lima. In  terra peruviana Francesco ha visitato, oltre a Lima, Puerto Maldonado e Trujillo.  La prima è una città di 7500  abitanti e si trova nel sud-est del paese, al confine con la Bolivia, già in territorio amazzonico. La popolazione indigena è storicamente perseguitata e discriminata, oltre che impoverita per l’ industrializzazione di vaste aree forestali. Circa i veicoli a disposizione del Papa,  è stata fatta scelta analoga a quella cilena. Esteban Acosta, membro del comitato che ha organizzato il viaggio, ha comunicato l’ arrivo in Perù delle tre Chevrolet Traverse messe al servizio di Francesco  nel settembre 2017  in Colombia. Come si ricorderà, a Cartagena il Papa ebbe un piccolo incidente: a causa di una brusca frenata del mezzo si procurò una contusione allo zigomo sinistro.  Si è pertanto proceduto a numerosi interventi tecnici di modifica, richiesti dai servizi di sicurezza  vaticani:  la barra di appoggio  per il Papa è stata resa più sicura ed estesa anche ai due lati;  è stato aggiunto un interfono per consentire la comunicazione verbale diretta tra il Papa ed il conducente del mezzo;  è stata modificata la curvatura  anteriore della bolla in vetro temperato;  il numero dei sedili sulla piattaforma è stato ridotto da tre a due;  il peso complessivo del veicolo è stato ridotto;  le sospensioni sono state rinforzate. La Chevrolet ha inoltre messo a disposizione della delegazione vaticana una flotta di trenta auto, dieci in ciascuna delle tre città visitate dal Papa. Tale flotta comprende diversi modelli: Cobalt, Captive,  Spin (berline) e N300 (van).  Le vetture a più stretto contatto con la papa mobile, di colore scuro, sono senza targa.  Per gli spostamenti privati  sono stati utilizzati alcuni esemplari di Fiat 500L  nere, con targhe “rosse” S.C.V.1 di formato americano (6”x12”). Proprio una di queste utilitarie è stata protagonista di un curioso incidente mentre trasportava il Pontefice,  di rientro da Puerto Maldonado, dall’ aeroporto di Lima al palazzo presidenziale ove era in attesa il presidente peruviano Pedro Pablo Kuczynski.  Entrabi gli pneumatici  del lato destro si sono sgonfiati ed il corteo è stato immediatamente bloccato in pieno centro cittadino.  Sono seguiti alcuni minuti di estrema confusione,  con via vai di agenti, spostamento di auto e presenza di un’ambulanza,  poi il Papa è stato fatto salire su di una Chevrolet della sicurezza peruviana,  in attesa dell’ arrivo di un’altra Fiat 500L  identica alla precedente, sulla quale egli è rapidamente risalito per consentire la ripartenza del convoglio.  Come in Cile, anche in Perù il grado di sicurezza attorno al Papa è stato mantenuto ai livelli più elevati, con una presenza massiccia di agenti dislocati in ogni punto di passaggio del corteo. Il Pontefice ha lasciato l’aeroporto di Lima domenica 21 gennaio alle 19 su di  un aeromobile B767 della Latam Airlines Group  ed è atterrato a Ciampino il giorno dopo alle 14.30  ora locale.