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Targhe Tipo 2

Lo stato della Città del Vaticano fu costituito con il Trattato Lateranense,  a firma  del Card. Pietro  Gasparri per la Santa Sede e di Benito Mussolini per lo stato italiano l’ 11 febbraio 1929. Il documento  comprendeva,  oltre al Trattato vero e proprio,  anche quattro  Allegati annessi e il  Concordato.  La ratifica degli accordi avvenne il  7 giugno 1929 e nello stesso giorno  fu  emanata  da parte  del  pontefice Pio XI  la Legge N. I  del nuovo stato, denominata “Legge fondamentale”.  Il Trattato  affrontava  molto superficialmente la questione degli autoveicoli in Vaticano al  comma  6 ove si affermava  che  sarebbero stati presi  “accordi tra  la  Santa Sede e lo Stato italiano per  la circolazione nel territorio di quest’ ultimo  dei veicoli terrestri e degli aeromobili della  Città del Vaticano.”Questi accordi  sfociarono nella “Convenzione per disciplinare la circolazione degli autoveicoli nei territori dello Stato della Città del Vaticano e del Regno  d’ Italia”  firmata in Vaticano il 28 novembre 1929 dal Governatore  Camillo Serafini e dall’ Ambasciatore di Sua Maestà Cesare Maria De Vecchi di Val Cismon.   La convenzione  prevedeva tre elementi di reciprocità: il riconoscimento della validità sia delle patenti di guida sia dei certificati tecnici dei veicoli,  la libera circolazione  dei cittadini  dei due stati  e la franchigia  da tassa di circolazione,  ma il primo elemento non si realizzò  poiché il Vaticano ancora non disponeva  di uffici corrispondenti ai circoli di ispezione ferroviari italiani, deputati appunto al rilascio di tali documenti.  Ciò significa che nel frattempo  i veicoli vaticani circolavano con targhe provvisorie italiane,   tranne i casi in cui  sussistevano i presupposti per immatricolazione con targa CD.  E’ il caso ad esempio dei veicoli intestati al Pontefice, come la Bianchi tipo 15 donata nel 1922 a Pio XI, targata CD-404. Le targhe provvisorie erano quelle definite dal  RD 2 dicembre 1928 e caratterizzate, in nero su bianco, da un numero di serie seguito  dalla lettera I e da un’ altra lettera maiuscola indicante la Circoscrizione territoriale,  in questo caso P  per Roma, ad esempio  123 IP. Le targhe diplomatiche invece erano quelle definite dal  RD 29 luglio 1909 e caratterizzate dalla sigla CD seguita da un numero di serie, il tutto in nero su bianco. Alcune fotografie di cronaca vaticana ritraggono infine veicoli, generalmente  furgoni, con targa italiana triangolare di prova,  secondo il modello previsto dal  RDL 13 marzo 1927. 
 La legge Pontificia N. III, intitolata “Legge sulla cittadinanza ed il soggiorno”, emanata il 7 giugno 1929 istituiva  all’ art. 26 il Registro degli autoveicoli vaticani,  da impostare  come quello italiano avviato nel 1927:  per la tenuta del Registro si dovevano  dunque applicare le norme contenute nella legge  del Regno d’ Italia n. 436 del 15 marzo 1927 (“Disciplina dei contratti di compra vendita degli autoveicoli ed istituzione del pubblico registro automobilistico presso le sedi dell’ automobile club d’ Italia”), in particolare quelle dell’ art. 12 in base al quale ad ogni veicolo doveva corrispondere un foglio distinto con le relative indicazioni: numero di targa, caratteristiche del veicolo,  generalità del proprietario,  trasferimenti di proprietà.  Dopo oltre sei mesi, il 31 gennaio 1930  il Governatore Camillo Serafini promulgò il “Regolamento per la circolazione degli autoveicoli”  ovvero  Legge Pontificia N. XII.   E’ l’origine delle targhe SCV. L’art. 1 del regolamento istituisce presso il Governatorato  il Registro degli autoveicoli del Vaticano.  L’art. 2  elenca i veicoli  che possono  essere iscritti   nel Registro e pertanto immatricolati con targa SCV:  sono quelli appartenenti al Sommo Pontefice, alla Santa Sede e ai cittadini vaticani.  Figurano inoltre i veicoli di  dignitari della Santa Sede e dello Stato anche se non cittadini vaticani:
 
1-  I  Cardinali residenti  in Italia e fuori Roma 
2-  I due Principi assistenti al Soglio
3-  Il Gran Maestro del S. Ospizio
4-  Il Foriere Maggiore dei SS. PP. AA.
5-  Il Cavallerizzo Maggiore di S.S.
6-  Il Soprintendente generale delle Poste
7-  Il Vessillifero ereditario di S. Romana Chiesa
8-  Il Comandante della Guardia Nobile
9-  Il Comandante della Guardia  Palatina
10-  Il Consigliere generale dello Stato
11-  Il Delegato dell’Amministrazione speciale della S. Sede
12-  Il Direttore dell’assistenza sanitaria.
 
 Ad essi si concede l’iscrizione di un massimo di due autovetture ciascuno. Gli artt. 3-8 riguardano le procedure per l’iscrizione dei veicoli al Registro, mentre i rimanenti artt. 11-27  non riguardano il tema trattato.  L’ultimo articolo, il 28, stabilisce l’entrata in vigore del regolamento il giorno stesso della sua pubblicazione.  Il governo  italiano era stato opportunamente informato della imminente introduzione  delle nuove targhe: nel mese di gennaio  numerosi telegrammi furono inviati alle Prefetture del regno dai Ministeri degli interni e degli esteri, principalmente per segnalare agli agenti  addetti al controllo della circolazione stradale che i veicoli con  targhe SCV a caratteri rossi, trasportando alti dignitari della corte pontificia, andavano equiparati ai veicoli del corpo diplomatico. Si segnalava anche che  era ammessa, in via eccezionale e provvisoria,  la libera circolazione di veicoli vaticani non ancora muniti di targhe SCV per motivi tecnici, purchè  la relativa carta di circolazione fosse vidimata con “speciale annotazione”. Tre di questi telegrammi sono stati rinvenuti da Sabadin. Particolarmente interessante dal punto di vista storico è quello del 30 gennaio  1930  firmato dal Ministro  Galeazzo Ciano,  primo ambasciatore d’ Italia presso la Santa Sede.  Fondamentali  sono gli artt. 9 e 10 che  riporto integralmente:
Art. 9-  “Oltre che della licenza di circolazione, ogni autoveicolo deve essere munito di una doppia targa metallica  di riconoscimento. Ciascuna targa  deve portare il numero di immatricolazione preceduto dalle iniziali “ S. C. V. “. La targa posteriore, inoltre, dovrà essere contrassegnata da  uno speciale bollo, conforme al modello allegato al presente regolamento. Le due targhe sono di diverse dimensioni: la più grande deve essere collocata nella parte posteriore dell’autoveicolo, la più piccola nella parte anteriore. Esse sono rilasciate esclusivamente dal Governatorato.”
Art. 10-  “Le targhe rilasciate per le autovetture del Sommo  Pontefice, della S. Sede e dei Dignitari di questa e dello Stato, compresi nella nota allegata al presente  regolamento, avranno le iscrizioni di colore rosso su fondo bianco; tutte le altre avranno le iscrizioni di colore nero su fondo bianco”.
 
La definizione  di veicoli della Santa Sede è molto generica, e pare riferirsi al cosiddetto garage nobile,  costituito dai veicoli  dei servizi di Palazzo e dei Cardinali e da quelli di rappresentanza  a disposizione del  Governatorato.  Ma, leggendo l’art. 10,  è evidente che sono compresi anche altri veicoli, ovvero quelli dei  più borghesi servizi di fatica.  La distinzione è fondamentale  per l’ assegnazione di targhe  “rosse” e “nere”,  ove il colore si intende per le scritte. Nell’ allegato  C  alla voce “elenco delle tasse” sono indicate le tre categorie di veicoli interessati: automobili, autocarri e motociclette. Non vi è alcun riferimento a rimorchi né a veicoli in circolazione provvisoria o di prova. Prima di  lasciare il decreto, voglio solo osservare che l’elenco dell’art. 2, ovvero i dignitari con diritto a due immatricolazioni SCV e l’allegato (all. B) all’art. 10, ovvero  gli aventi diritto a targhe SCV  “rosse”,  sono quasi ma non del tutto coincidenti: così il Direttore dell’assistenza sanitaria vaticana ha diritto a due immatricolazioni  SCV  “nere”  ma non “rosse”.
 
La prima documentazione fotografica di targhe  ha la data certa del 16 maggio 1932,  e riguarda le targhe “quadre”, ovvero il tipo 1, mentre  per il periodo  che va da febbraio 1930 al  maggio 1932  mi sono basato sul “carteggio Larsson-Viviani”. Bernt Larsson,  già  Presidente di Europlate,  mi ha consegnato nel 2009  copia di uno scambio di lettere che ebbe con il Governatorato del Vaticano dal luglio 1959 al giugno 1962. Larsson si era messo in contatto epistolare con il Governatorato,  e a  più riprese aveva posto in lingua spagnola precise domande  sulle targhe SCV. Il Funzionario Incaricato del RAV (Registro Autoveicoli Vaticani)  mons. Aldo Viviani  ogni volta gli rispondeva in italiano in modo dettagliato,  dimostrando grande collaborazione e conoscenza  ampia della materia. Il “carteggio Larsson-Viviani” contiene elementi di grande interesse, pertanto lo citerò più volte,  indicandolo, per brevità,  semplicemente “Carteggio”.  Sono partito da alcuni elementi:
a)  L’ art. 9 della Legge XII  parla di  doppia targa, con la maggiore collocata posteriormente,  ma non indica la forma, quadrata o rettangolare: però la frase  “numero di immatricolazione preceduto  dalle iniziali S.C.V.” corrisponde tecnicamente più al formato lungo che a quello quadro.     
b)  Nelle prime  legislazioni vaticane  i riferimenti normativi  a leggi italiane sono numerosi,  dunque appare plausibile che ciò sia avvenuto anche  per quanto concerne le targhe.
c)  Il Carteggio riporta che  “la legge XII introdusse   le targhe S.C.V. del vecchio tipo rettangolare lungo, uniformandosi alle caratteristiche delle targhe italiane allora in vigore in Italia“.  Ricordo che dal 1929 al 1932  in Italia erano impiegate le targhe introdotte dal RDL 314  del 13 marzo 1927,  caratterizzate  dal numero d’ immatricolazione seguito dal bollo fascista e dalla sigla provinciale, il tutto su di una sola riga,  in  bianco su nero.
d)  Dispongo della fotografia di due targhe anteriori, SCV 103 e SCV 212, entrambe con i caratteri su di una sola fila.  Il Carteggio afferma che  “i numeri SCV  101 e  SCV  201  furono attribuiti il 1° febbraio 1930“, cioè il primo giorno di  utilizzo delle targhe SCV.  Dunque,  oltre all’ evidente esistenza di due blocchi numerici distinti,  le prime targhe (qui nello specifico la terza  e la dodicesima  nei rispettivi blocchi) erano di formato lungo.  E’ vero che si tratta di targhe anteriori,  ma se le posteriori  non fossero state  parimenti su di una sola fila  bensì quadre,  le anteriori non avrebbero avuto motivo di  non essere quadre anch’ esse. La targa introdotta dalla Legge XII  costituisce il tipo 2 della mia classificazione.  Intendo lasciare al modello quadrato, anche se successivo, la denominazione di tipo 1 in quanto nei decenni fino all’ inizio  degli anni  ’60 è stato in assoluto  il più utilizzato. La descrizione tecnica della Legge,  sulle targhe  è molto generica e per giunta non vi è in allegato alcun modello.  Occorre allora fare riferimento alle targhe italiane:  la posteriore è alta  mm 150, ed ha una lunghezza variabile a seconda del numero di caratteri,  mm 400 o 450.   La targa posteriore vaticana di tipo 2  è dunque alta mm 150  per una lunghezza di mm 400 con  altezza dei caratteri  di mm 100. Lo sfondo è bianco,  i caratteri neri o rossi.  Le lettere S.C.V.,  puntate, precedono il numero di immatricolazione, sempre di  due o tre cifre.  Tra la sigla e il numero è collocato in un apposito foro  il sigillo ufficiale dello Stato, costituito da un cilindretto di piombo con impresso lo stemma vaticano.  L’allegato B all’ art. 9 è il disegno del sigillo,  e riproduce semplicemente lo stemma vaticano con le due chiavi decussate e la tiara papale.  Il sigillo non è in posizione costante:  può trovarsi al centro, oppure lungo il bordo inferiore della targa; a volte manca del tutto. La più vecchia targa osservata  è,  in una fotografia datata marzo 1930,  la SCV 25,  una targa posteriore con caratteri grossi e squadrati:   tale disegno è  sicuramente in accordo con la descrizione precedente e il richiamo  alla grafica delle targhe italiane  contemporanee  è molto evidente.  La data corrisponde perfettamente  a quella indicata dalla Legge XII. La targa anteriore di tipo 2 è di dimensioni ridotte, ed è  verosimile  che esistessero  modelli di varie dimensioni, anche in questo caso seguendo, in parte,  la normativa italiana che lasciava ai possessori di auto il compito di fabbricare la targa:  però quelle  vaticane  erano entrambe predisposte dal Governatorato.  Una valutazione approssimativa  delle dimensioni  potrebbe essere  di mm 70 in altezza e mm  250 in lunghezza. Anche nella targa anteriore la sigla  S.C.V. precede il numero d’ immatricolazione.  I caratteri sono neri o rossi e  manca  lo stemma ufficiale;  le lettere della sigla sono puntate. Entrambe le targhe sono di metallo.
Il ridotto numero di segnalazioni di targhe tipo 2  è dovuto al  breve periodo di utilizzo,  circa due anni e mezzo. Infatti dopo l’avvio del  tipo 1 nel maggio 1932  esse cessarono di essere emesse.  Tuttavia alcuni anni dopo, alla fine degli anni ’30, cominciò a diffondersi una nuova versione di targhe tipo 2, simile per impostazione (caratteri su di una sola fila, targhe rettangolari con anteriore ridotta) ma eterogenea per stile e dimensioni.  In molti casi il formato fu adottato perché le targhe tipo 1 cominciavano ad essere poco adatte tecnicamente ai nuovi modelli di vetture in commercio, specie quelli americani, che continuavano a rappresentare una buona quota del parco veicoli vaticani.  Sicuramente queste targhe furono oggetto di vari restyling e restarono in uso fino ai primi anni ’60.  La targa cronologicamente più avanzata è la SCV 274:  l’ immagine è datata ottobre 1958,  e si riferisce all’ ingresso nel  palazzo pontificio di  Castel Gandolfo di una personalità in visita a Pio XII alcuni giorni prima della sua morte avvenuta il 9 ottobre 1958. La targa presenta uno stile completamente differente rispetto alle altre targhe “lunghe”,  a dimostrazione che  col passare degli anni il tipo 2 perse l’ impostazione del 1930 finendo col diventare genericamente   un  formato lungo molto eterogeneo. Una revisione completa del materiale fotografico disponibile  mi porta a suggerire una ulteriore classificazione delle targhe tipo 2.
Le targhe tipo 2A sono quelle della prima emissione della Città del Vaticano,  dal 1930 al 1932.  Sono comprese sia targhe “rosse” che  “nere”.
Le targhe tipo 2B sono quelle impiegate tra la fine degli anni ’30 e i primi anni ’60 su veicoli  poco idonei tecnicamente al montaggio di targhe quadrate tipo 1. Sono prevalentemente “nere”.
Le targhe tipo 2C sono quelle, prevalentemente “rosse”,  con numeri bassi  destinate a veicoli di rappresentanza dello Stato, dei cardinali e delle alte cariche vaticane. Come ho già osservato,  i numeri bassi  sono sempre stati preferibilmente alloggiati su di una sola fila in targhe rettangolari. Anche in questo caso il periodo di riferimento è ampio, come per il tipo 2B.
 
Ma quali furono le prime pagine del Registro vaticano? I primi veicoli ad avere targhe SCV, nel febbraio 1930,  furono quelli del garage pontificio, in attesa di ciò da alcuni anni.  Facciamo un passo indietro. Il servizio delle carrozze a cavallo era stato abolito in Vaticano il 1° gennaio 1928 e conseguentemente erano stati acquistati 25 furgoni Fiat carrozzati Garavini a Torino.  Il servizio automobilistico si rivelò inadeguato, per vari motivi i furgoni avevano creato  continui problemi, forse anche per la scarsissima esperienza in materia di guida degli autisti vaticani.
Così l’ Amministrazione ritenne più prudente affidarsi a un servizio di autonoleggio  di veicoli a disposizione dei dignitari della casa Pontificia. Le autovetture da noleggio, tutte targate Roma, vennero utilizzate sino alla metà del 1932, quando finalmente fu organizzato il garage nobile. Come risulta dal Carteggio,  il 1° febbraio 1930  furono aperti due blocchi numerici di immatricolazione,  da cui il seguente schema:
 
SCV  1-10         rosso su bianco, veicoli del Pontefice
SCV  11-99       non  indicati
SCV  100          mai assegnata, almeno fino al 1963
SCV  101-200   rosso su bianco, veicoli dei Cardinali
SCV  201-         nero su bianco, veicoli di servizio e di privati  cittadini
 
La serie “rossa”  comprende sia i veicoli  a disposizione dei Cardinali sia quelli privati dei Cardinali stessi:   poiché i porporati erano molto spesso di famiglie nobili,   cui  appartenevano molti   appassionati di automobilismo, è possibile  che  alcuni Cardinali avessero auto di proprietà.   Nel blocco dei veicoli di servizio  entrarono subito  alcuni furgoni  adibiti al trasporto di merci e materiali,  forse anche i mezzi  Garavini.  Osservando la tabella  precedente  si nota l’ assenza del  blocco  11-99,  in evidente contraddizione  con l’ esistenza della targa SCV 25 già esaminata. Nel dettaglio,  questa targa  appartiene ad un’ auto di rappresentanza  con a bordo il  Segretario di Stato vaticano  card. Gasparri,  per cui ipotizzo che  anche tale blocco fu aperto il 1° febbraio 1930 e  riservato alle auto  al servizio delle massime  autorità dello stato. Difficile però pensare ad una serie numerica lineare di targhe, a partire da SCV 11,  piuttosto  penso all’ utilizzo di  alcuni numeri isolati   tra 11 e 99.  Come già anticipato, nel  maggio 1932  furono introdotte le targhe tipo 1, e si concluse la breve esistenza del formato 2A.  Tutte le altre, ovvero 2B, 2C, 1 e 3 rimasero in circolazione fino ai primi anni ’60, lasciando la scena al tipo 4, che fece la sua comparsa nel 1960.