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SCV1 dal 1930 al 2005

 Il servizio delle carrozze a cavalli fu abolito in Vaticano il 1° gennaio 1928, ma in realtà l’automobile vi era  entrata molto tempo prima:  nel 1909 la rimessa dei Palazzi Apostolici  aveva accolto una Itala 20/30 carrozzata a Torino da Locati e Torretta,  offerta dal vescovo di New York  mons. Farlen  a Pio X (Giuseppe Sarto, pontefice dal 1903 al 1914).  Si aggiunsero poi  altre  due  automobili, una Fiat donata dal card.  Bonanzo e una non meglio precisata vettura di marca americana.  Né il Papa Santo né il suo successore Benedetto XV (Giacomo Della Chiesa, pontefice  dal 1914 al 1922) fecero mai personalmente uso dell’ automobile.  L’ auto iniziò a partecipare attivamente agli eventi del Vaticano con Pio XI  (pontefice dal 1922 al 1939):  la prima auto a disposizione di papa Ratti  fu una Bianchi tipo 15 donata nel 1922 dalle dame milanesi, cui si affiancò nel 1926 una Bianchi tipo 20.  Entrambe erano immatricolate con   targa italiana  del corpo diplomatico, secondo il modello istituito dal RD 29 luglio 1909;  la tipo 15  aveva numero di targa C.D. 404.  Lo Stato della Città del Vaticano nacque l’ 11 febbraio 1929 ma solo  il  31 gennaio 1930  fu emanato il Decreto N. XII, “Regolamento per la circolazione degli autoveicoli”, che  introdusse ufficialmente le targhe SCV.  I  primi veicoli ad esserne dotati furono proprio  quelli già a disposizione del pontefice:  tre erano le auto in quel frangente  in dotazione al “garage pontificio”:  una Fiat 525N amaranto  offerta dalla casa torinese nell’ aprile 1929,  una  Isotta Fraschini tipo 8A amaranto carrozzata Sala (Carrozzeria  Italiana  Cesare Sala di Milano), donata dall’ ACI  di Milano nel maggio 1929 e una Graham Paige tipo 837 nera, offerta  ancora nel 1929 dai costruttori, i ferventi cattolici americani fratelli Graham.   Resta da verificare se  da aprile-maggio 1929  a  gennaio  1930 , ovvero prima della targatura SCV,  queste auto  fossero targate o no: nelle fotografie dell’ epoca relative alle cerimonie di presentazione al pontefice  Pio XI le auto appaiono sempre senza targa.  Dopo potrebbero essere rimaste tali oppure avere ricevuto provvisoriamente targhe  e immatricolazione italiana CD.
La targa SCV 1 fu emessa il 1° febbraio 1930. Fin dagli inizi fu adottato il criterio di montare la  coppia  SCV 1 di volta in volta sull’ auto  che usciva dal Vaticano con a bordo il pontefice:  questa procedura,  peraltro non applicata in modo rigoroso,  fu mantenuta  fino agli anni ’40.Pertanto nei documenti ufficiali del Registro Vaticano  vi era una sfasatura tra  numero di matricola  del libretto  e   numero di targa  nel senso che  la targa SCV 1  non corrispondeva ad  alcuna specifica auto: 
 
Matr.  RAV  numero 1: Fiat 525   targa   SCV 2 data: 21 aprile 1929
Matr.  RAV  numero 2: Isotta Fraschini targa    SCV 3 data: 1° maggio 1929
Matr.  RAV numero 3: Graham Paige 837 targa  SCV 4 data: 21 aprile 1929

Le date indicate sono quelle di consegna dei veicoli ma la data di iscrizione in matricola  è  verosimilmente   il 1° febbraio 1930 per  i tre veicoli.
Il 9 giugno 1930  la Citroen italiana di Milano donò a Pio XI  una vettura Citroen C6E denominata  “Lictoria Sex” in ossequio al regime fascista vigente in Italia.  Derivata dalla versione  maggiorata (E = elargèe)  del tipo base C6 del 1928,  l’ auto, di colore amaranto con filettature dorate, pur mantenendo  immutata all’ esterno  la sua configurazione classica,  fu completamente rifatta nell’ allestimento interno e  minuziosamente  curata  nei dettagli.
L’interno,  preparato  sontuosamente con il sedile posteriore a  tronetto,  era caratterizzato da una cromatica  estremamente  varia,  dall’ amaranto delle  stoffe al rosso del velluto, dal colore oro dei ricami all’ argento ad arazzo del soffitto. L’ auto fu immatricolata il 13 giugno 1930 col numero di targa SCV 5  e  matricola  RAV numero 4.
La “ Lictoria  Sex “ non fu mai apprezzata dal pontefice,  che vi salì solo una volta oltre alla presentazione,  il 12 maggio 1936 per un breve tragitto con il conte Bezzi Scali alla guida.  La scarsa affezione di Pio XI verso  questa automobile era forse motivata dal fatto che l’ ossessiva ricerca  di lusso e sontuosità  finiva col dare la sensazione  di  inaccettabile splendore e scarso buon gusto,   mancando  del tutto la sobrietà  voluta invece  dal protocollo vaticano.  Nel  1992 è partito un progetto di recupero del mezzo, grazie alla disponibilità della Citroen Italia con la supervisione storico-artistica  di esperti della Direzione dei Musei vaticani.  I lavori di restauro, effettuati nei locali dell’ Autoparco vaticano, si sono indirizzati al recupero dei pezzi originali, ricorrendo solo in estremi casi alla sostituzione di parti deperite, comunque sempre con materiali d’ epoca.  Dopo quattro anni di minuziosi restauri  la Citroen  è stata  riconsegnata  e temporaneamente   esposta al  pubblico:   nel 2009,  da febbraio a maggio, è stata  resa visibile  ai visitatori,  collocata nell’ Esposizione per la  celebrazione degli 80 anni della fondazione dello Stato presso il Braccio di Carlo Magno, nella parte sinistra del colonnato berniniano di Piazza San Pietro.  Quando iniziarono i lavori il chilometraggio era di soli 160 chilometri, tutti percorsi  all’ interno dello Stato vaticano col solo intento di  far muovere  il mezzo   a scopo di manutenzione. Dal 2012  la  “Lictoria”  è  permanentemente  esposta  nel Museo delle Carrozze.
Successivamente  entrarono nel parco auto pontificio due Mercedes-Benz, una 460   Nuerburg,  serie W08,  il 17 novembre 1930 e, nel 1937,  una  290, serie W18, versione  Castagna, omaggio  quest’ ultima del Cav. Leone Castelli, amico personale di Pio XI.   La “290”  fu targata  SCV 2,  dunque forse  subentrò alla Fiat 525 mentre  la  Nuerburg  fu  targata  SCV 4  ma non subentrò  alla Graham Paige che rimase invece  in uso sino al 1958, risultando la preferita dal  successivo pontefice Pio XII   (Eugenio Pacelli, pontificato dal 1939 al 1958).  Esistono fotografie di una Fiat 525 targata SCV 3 : potrebbe essere la stessa del 1929 ritargata oppure un nuovo arrivo  subentrato alla Isotta Fraschini, appunto già SCV 3.  Dunque la Graham Paige, lasciata  la targa SCV 4 , che numero prese?   Potrebbe  avere  semplicemente assunto   SCV 1  in modo  permanente perché, come detto, fu l’ auto di prima scelta di Pio XII.   Esistono effettivamente numerose fotografie dell’ auto americana, sempre  con targa  SCV 1.  La preferenza da parte di Pio XII  dell’ auto americana dipendeva da una prerogativa tecnica da lui molto apprezzata,  la dolcissima marcia favorita dal cambio a presa diretta.   Però, appena eletto,   nella prima uscita per prendere possesso  della Basilica Lateranense  il 18 maggio 1939  egli si servì della Mercedes- Benz 290: in tale occasione  l’ auto tedesca mantenne la targa SCV 2, a conferma che l’ impiego estemporaneo della SCV 1 sull’ auto papale non era prassi rigorosamente rispettata. Appare evidente che i numeri di targa riservati al garage pontificio erano soggetti a ripetute rassegnazioni: forse per motivi di protocollo ogni nuova vettura comportava spostamenti di numero di targa.  Particolarmente affollata pare fosse la pagina 3 del RAV: da questo numero sono passate la Isotta Fraschini del 1923, una Fiat 525 e  la Mercedes-Benz 460 del  1930.
La serie numerica riservata al garage pontificio andava da SCV 1 a SCV 10 ma non ho mai trovato fotografie che dimostrino l’ esistenza delle targhe SCV 6 – SCV 10. Prima di proseguire, una premessa: di qui in poi, per evitare continue ripetizioni, per sigla  SCV  intendo S.C.V., ovvero sempre con lettere puntate.
Passo ora alla descrizione delle targhe “pontificie” dal 1930 al 1947, realizzate in metallo con caratteri  a sbalzo.  La targa posteriore  “lunga” segue uno schema  costante:  i caratteri,  disposti su di una sola fila, sono, da sinistra,  lo stemma pontificio,  la sigla SCV, un trattino orizzontale di separazione e il numero di serie da 1 a 5.   Lo sfondo è bianco e  i caratteri rossi; talvolta è presente un bordo di contorno, anch’ esso rosso oppure dorato.  Lo stemma, realizzato con cura  in metallo smaltato in rilievo, è dorato.  Osservando la targa SCV 5, quella che più si presta ad un esame accurato, appare evidente che lo stemma non comprende solo il simbolo vaticano delle chiavi decussate, ma è arricchito da dettagli dell’ arme di famiglia di Pio XI.  La targa anteriore, quando è presente, ha la stessa impostazione di quella posteriore  ma con dimensioni ridotte.   Si osserva spesso nelle  fotografie la mancanza della targa anteriore:  essendo per lo più  immagini riferite alle cerimonie di consegna ufficiale dell’ auto  è presumibile che la targhe stesse  dovessero  ancora essere montate, ma in alcuni casi la targa anteriore  non fu proprio utilizzata, bensì sostituita da un fregio metallico con lo stemma vaticano, come nel caso della Citroen.   Una foto della Isotta Fraschini   SCV 3 del 1929  mostra, caso unico per una targa posteriore,  l’ assenza dello  stemma.
Almeno in due casi vi è la certezza documentale di targhe posteriori di tipo “quadro”: si tratta  della Graham-Paige del 1929 e della Mercedes-Benz 460 del 1930.
Entrambe le targhe erano in rosso su bianco; nel primo caso la targa presentava in alto la sigla SCV,  in basso a sinistra lo stemma vaticano e a destra la cifra 1, con un ampio spazio tra questi ultimi due elementi.
Sulla targa anteriore della Graham Paige vi è una osservazione da fare: risulta da immagini fotografiche che dopo il 1940  su di essa  comparve  il trattino di separazione, mai  osservato in precedenza, tra la sigla e la cifra 1. Non sono in grado di stabilire se ciò sia dipeso dalla sostituzione  della targa stessa o  dall’ utilizzo estemporaneo di  coppie  differenti di targa SCV 1.
Ora mi soffermo sulla Mercedes-Benz 460 Nuerburg. Fotografie ufficiali risalenti ai giorni della consegna in Vaticano  mostrano chiaramente la targa anteriore  SCV 4,  ma non compare la targa posteriore;  ciò che si intravede è  invece  un  portatarga quadrato, predisposto dunque all’ alloggiamento di una targa tedesca quadrata.  Una simile targa vaticana col numero 4  non è mai stata osservata, ma recentemente Monica Martino  ha reperito  delle immagini  della “460” risalenti al 1943, con a bordo Pio XII:  le targhe, come prevedibile,  sono  SCV 1 ;  l’ anteriore segue lo schema  sopra descritto, ovvero  “§ SCV 1”,  la posteriore si presenta quadrata, con lo stemma pontificio in alto al centro e in basso la scritta SCV 1, con trattino di separazione.  Ovviamente è possibile che le targhe  SCV 4  venissero sostituite nelle occasioni ufficiali  da SCV 1, ma un altro elemento rende la questione più ingarbugliata: la “Nuerburg” è attualmente esposta nel Museo vaticano delle Carrozze munita di targa posteriore quadrata SCV 3. La targa, chiaramente non originale, presenta in rosso su bianco in alto la sigla SCV e in basso al centro il numero 3. Escludendo che il numero 3 sia stato messo in modo casuale,  è ipotizzabile che anche  l’ auto tedesca sia ad un certo punto entrata nel giro delle riclassificazioni presso il RAV.
 Nel periodo bellico  il garage pontificio di Pio XII rimase  immodificato, essendo del tutto inopportuno acquisire nuove auto durante il devastante conflitto mondiale.  Nell’ immediato dopoguerra però  le autovetture  ormai antiquate  vennero eliminate, con l’ eccezione della  Graham Paige che restò in servizio fino al 1958,  andandosene in pratica con il pontefice  che tanto l’ aveva apprezzata:  ancora negli ultimissimi anni della sua vita papa Pacelli amava le brevi passeggiate nei giardini vaticani a bordo della anziana,  quasi trentenne, auto americana.
Nel settembre 1947 iniziò l’ ammodernamento del garage pontificio con  la dotazione  di due nuove  Cadillac carrozzate Derham  (Officine  Derham a Rosemont,  Pennsylvania) : una  fu targata col numero 1, ma per la prima volta nella storia delle targhe pontificie la sigla SCV  fu posta dopo  il numero, ovvero nella forma 1 SCV, sempre in rosso su bianco.  Targa anteriore e posteriore sono identiche, di formato corto ed è presente in entrambe  lo stemma vaticano impresso sotto forma di punzone, piccolo ma ben visibile, in basso tra numero e sigla.   Scompare definitivamente dalla targa lo stemma pontificio, considerato forse  poco consono alla sobrietà  richiesta per le nuove auto pontificie o magari  anacronistico.  
La seconda Cadillac invece ricevette targhe ordinarie di tipo 3 in rosso su bianco :  SCV 12.  
Secondo Valerio Moretti, autore del pregevole libro “Le auto dei Papi”, le due Cadillac erano  modelli differenti, una “serie 75” e  l’ altra “serie 49”. Nelle mie ricerche non ho trovato traccia di questo secondo modello, per cui presumo fossero entrambe “serie 75”,  peraltro del tutto simili nella carrozzeria. Una differenza però c’era, e qui concordo con Moretti:  una  sola era  stata allestita dal carrozziere Derham  con la parte centrale-posteriore del tetto apribile.  Manualmente, agendo su quattro martinetti collocati sul tetto stesso dell’ auto,  la parte  mobile  si apriva in avanti  a “pagina di libro”, al fine di consentire al pontefice di scendere  rimanendo in piedi.

Osservando la  Cadillac pontificia in immagini d’ epoca a volte si nota il tetto mobile, altre invece il tetto fisso, per  cui  i casi sono due:
1-  le due  Cadillac,   acquistate contemporaneamente, montavano in alternanza targhe 1 SCV e  SCV 12  a seconda della scelta del pontefice;
2-  le due Cadillac  non  entrarono contemporaneamente in servizio, ma prima la versione con tetto fisso,  targata 1 SCV,  che  a breve lasciò  posto e targhe  alla versione con tetto mobile  venendo  riclassificata  SCV 12.
Pio XII si servì spesso della Cadillac  “titolare” nel corso delle visite  alle parrocchie romane e per  i trasferimenti  estivi a Castel Gandolfo.
Anche la  Cadillac  gemella  SCV 12  ebbe rilevante impiego in duplice funzione:
1- fu frequentemente  impiegata come prima auto del seguito papale, ovvero dietro all’ auto del pontefice nelle uscite in corteo,  con a bordo a seconda delle circostanze il Governatore, o il Comandante della  Gendarmeria o il Segretario di Stato;
2- fu l’ auto di rappresentanza di maggior rango, fino all’ incirca al 1960,  e come tale  adibita al trasferimento  di personalità  straniere politiche e istituzionali in visita in Vaticano.
Una terza auto entrò in servizio durante il pontificato di Pio XII, una Chrysler Imperial  carrozzata  Ghia  a Torino, immatricolata  l’ 11 dicembre 1954.  La vettura era dotata di  tetto    trasparente  nei due terzi posteriori per una maggiore visibilità dall’ esterno. L’ età avanzata e lo stato di salute di Pio XII  furono alla base di questa scelta tecnica che consentiva ai fedeli di vedere il pontefice senza che questi fosse esposto alle correnti  d’ aria esterna.  Solo la metà anteriore del  pannello  trasparente  era   eventualmente  asportabile  per far posto  ad un telino plastificato nero utile  ad evitare  il fastidioso riverbero della luce solare nelle giornate estive.
L’ auto fu ben poco utilizzata dall’ ormai anziano pontefice, ma passò al servizio del suo successore  Giovanni XXIII e poi ancora di Paolo VI, finendo la sua lunga carriera  solamente nel  1972.  Le targhe, identiche anteriormente e posteriormente e  in rosso su bianco, presentano alcuni elementi degni di nota:
1-  la sigla  SCV ritorna davanti al numero 1, abbandonando lo schema 1 SCV della Cadillac del 1947.
2- Le dimensioni sono vicine a quelle del formato americano, circa mm 150 x 280, con  evidente aspetto di targa alta;  i caratteri sono piuttosto alti, stilizzati, con la parte centrale  della  “S” allungata  verticalmente. Definisco questa grafica “variante 2”,  per distinguerla dalla “variante 1” ove i caratteri sono più bassi, meno slanciati e con la porzione centrale della “S” più orizzontale.
3-  In entrambe  è presente  verso il bordo inferiore tra sigla e numero il punzone ufficiale raffigurante lo stemma vaticano con il disegno delle due chiavi decussate.
4-  Lo sfondo delle targhe non è bianco ma  argento-a specchio, probabilmente  per effetto  del materiale utilizzato, l’ alluminio.
5- La targa anteriore è fissata con tre bulloni, due in basso ai lati e uno in alto centrale, la posteriore con due soli,  negli angoli superiori.
 In una fotografia del mio archivio si nota  una diversa  targa anteriore della  Chrysler, a sfondo bianco e con caratteri  “variante 1”.  Sembra dunque che le targhe originali  siano state  sostituite dopo il 1957, ma  i dettagli restano sconosciuti.
L’ entrata  in servizio della  Chrysler  determinò  il  declassamento della   Cadillac 1 SCV che fu  ritargata 2 SCV,  mantenendo dunque  lo stesso schema delle targhe  sostituite,  con tanto di sigillo ufficiale dello stato.
Il successore di Pio XII fu Giovanni XXIII (Angelo Roncalli,  pontefice dal 1958 al 1963),  al cui servizio passarono  la Cadillac  2 SCV  e  la  Chrysler Imperial.   Pur declassata   la  Cadillac  fu spesso scelta dal pontefice  per le uscite romane e per i trasferimenti a Castel Gandolfo.   Durante il  pontificato di Roncalli  la  Mercedes-Benz  riprese il ruolo ufficiale di fornitore della Santa Sede:  dopo  circa trent’ anni  dalla consegna della Nuerburg, il 17 dicembre 1960   la Casa di Stoccarda  donò  un’ auto tipo 300D, serie W189,  Landaulet  (cioè con tetto fisso anteriore e capote posteriore rialzabile),  che divenne l’ auto ufficiale.  Le due targhe erano identiche, in rosso su bianco,  con la sigla  SCV   davanti alla  cifra 1 e  con  grafica  “variante 2”.   Ad una attenta analisi non si scorge alcun bullone di fissaggio, sembra quasi  che le targhe, decisamente lunghe (circa 400 mm) così da occupare buona parte del portatarga, fossero fissate semplicemente ripiegando  i bordi superiore e inferiore  attorno al portatarga  stesso.
La 300D fu sostituita nel 1965 ma  rimase ancora in servizio per essere poi riconsegnata alla  Mercedes-Benz che la espose, con targhe “bruttine” in nero su bianco,  nel museo di Stoccarda. Breve fu il pontificato di Giovanni XXIII, cui successe  Paolo VI  (Giovanni Battista Montini,  pontificato  dal 1963 al 1987). Questi  utilizzò ancora la 300D, e in qualche rara occasione anche la vecchia Chrysler Imperial,  ma nell’ ottobre 1965 entrò in servizio una nuova Mercedes-Benz,  una  600, serie W100, Pullman Landaulet. 
Targa anteriore e posteriore sono identiche, presentano, in rosso su bianco,  SCV 1 con  grafica “variante 2” e  sono leggermente più piccole di quelle montate sulla 300D  del 1960.  La targa anteriore è  fissata con due viti laterali, mentre la posteriore  è inserita nel portatarga  e  fissata con quattro viti agli angoli. Seguì dopo pochi mesi nel 1966 la consegna di  un’ ulteriore auto, una Mercedes-Benz  300SEL, serie W108,  Landaulet.   Le due auto erano molto differenti, la prima decisamente maestosa, un vero e proprio alloggio mobile, quasi imponente grazie al passo di mm 3900 mentre la seconda più sobria  era dotata di un passo di   mm 2850. Le targhe sono nell’ ormai consueto schema SCV 1 con grafica “variante 1”, e sono decisamente più corte  rispetto al modello del 1965. Anche l’ altezza della targa  viene  ridotta, direi a mm 110.  Essendo corta la targa, i caratteri sono ravvicinati e la cifra 1 è addossata alla V.  La targa anteriore è fissata con due viti laterali, e  presenta un minimo ma evidente  difetto di fabbricazione: la lettera V è inclinata verso destra. La targa posteriore è identica all’ anteriore,  è inserita in un portatarga  ed è fissata con quattro viti agli angoli.
Le due Mercedes-Benz, la 600 e la 300SEL furono utilizzate in alternanza da Paolo VI e alla sua morte passarono al successore Giovanni Paolo I (Albino Luciani, pontefice per soli 33 giorni). Nel corso del suo brevissimo pontificato egli ebbe modo di servirsi una sola volta dell’ auto, il 23 settembre 1978 in occasione della presa di possesso della Basilica di san  Giovanni  in Laterano, scegliendo la lunga 600.
 Con Giovanni Paolo II (pontificato dal 1978 al 2005) ancora una volta un pontefice eredita le auto del suo predecessore: fin dalle prime uscite infatti egli  si servì in alternanza di entrambe le Mercedes-Benz, la 600 e la 300SEL, per manifestare presto preferenza per la  300,  più modesta e sobria.  Di questa ho già esaminato le targhe, ore entro nel merito di una importante questione che la riguarda.
La 300SEL, serie W108 (insieme ai modelli a passo lungo, connotati dalla sigla  di   serie W109),  fu prodotta dal 1965 al 1972.  Tipico era il frontale con i fari “a goccia”, ormai  un po’ superato tanto che  per la serie successiva, la W116  prodotta dal 1972 al 1980,  furono disegnati  nuovi fari  rettangolari a sviluppo orizzontale.  Quella consegnata  al pontefice, di colore nero abbinato alla tinta delle coppe delle ruote, era  sostanzialmente di serie per quanto riguarda l’ aspetto esterno.  Le ultime apparizioni della 300SEL risalgono al giugno 1981, quando trasportò più volte il pontefice dal Vaticano al policlinico Gemelli e viceversa.  Alla ripresa delle attività, nell’ ottobre 1981 dopo una lunga convalescenza a seguito dell’ attentato del 13 maggio 1981,  Giovanni Paolo II risulta essersi servito di un’ auto diversa,  ancora però una  Mercedes-Benz 300SEL nera, serie W108. La questione è: era la stessa del 1966 o un’ auto nuova?  Due le sostanziali differenze: i cerchioni in lega al posto delle ruote  tradizionali e due grossi specchietti retrovisori  in tinta nera opaca  al posto del retrovisore unico, sul lato sinistro, di metallo lucido.
Auto nuova?  E’ difficile pensarlo,  non mi pare plausibile che nel 1981 la Mercedes-Benz avesse  consegnato al Vaticano un modello  di una serie esaurita nel 1972.
Ritengo che la spiegazione sia quella che ho trovato in un sito polacco, ove si  legge  che la 300SEL del 1966 fu, nel 1981 “opancerzenie”, termine che corrisponde alla voce  tedesca “panzern”,  ovvero “corazzare”. A seguito dell’ attentato contro il papa   l’ auto di servizio fu dunque blindata, e il  nuovo assetto richiese  ruote più larghe.  Nel contempo furono effettuate le ulteriori minime modifiche esterne citate.  Dall’ esame accurato  delle targhe  si rileva poi  l’ assoluta identità tra la  coppia montata nel 1966 e  quella del 1981: erano identiche perché erano le stesse!
La 300SEL  fu sostituita nel 1985  dopo un’ intensa attività nel corso di 19 anni. Fu però ancora impiegata in qualche rara occasione. Sembra inverosimile, ma documenti fotografici dimostrano che in occasione della visita al Quirinale dell’ ottobre 1998 il pontefice se ne  servì ancora. Poi  fu definitivamente ritirata ed esposta nel Museo delle carrozze, con le sue targhe originali. La targhetta esplicativa accanto al veicolo riporta esattamente la mia osservazione circa la blindatura, confermando che la mia ipotesi era esatta.
Giovanni Paolo II ricevette  durante il suo  pontificato due Mercedes-Benz, una nel 1985 e l’ altra nel 1997.
Nel luglio 1985 fu consegnata una 500SEL nera, serie W127. Troppo poco tempo era trascorso dall’ attentato al pontefice  per cui l’ auto fu cautelativamente  dotata  di  blindatura   che portò ad un peso complessivo di circa 2,7 tonnellate. Nonostante il ragguardevole peso, grazie al potente motore di 5 litri  di cilindrata il veicolo poteva raggiungere  una velocità massima di 160 Km/h.  Solo una minima parte  del tetto fu dotata di  un meccanismo a scomparsa per consentire al pontefice di stare in piedi durante la marcia.  Gli interni, molto pratici e funzionali, furono  realizzati  con un  rivestimento in pelle bianca  non  lussuoso ma  raffinato: spiccavano, ai lati del tronetto centrale, due mobiletti  di radica con  una centralina per telecomunicazioni ad alta capacità  in quello di destra.  Le targhe sono identiche, come sempre in rosso su bianco,  e presentano la consueta scritta SCV 1 con grafica “variante 1”.  Sono molto simili a quelle della 300SEL del 1966, dunque corte,  l’ unica nota è che  gli spazi tra le lettere sono minori e la cifra 1 è più staccata dalla V. Entrambe le targhe sono inserite in un portatarga di metallo lucido, e fissate rispettivamente l’ anteriore con due viti, la posteriore con quattro.
Nel marzo 1997 subentrò  una  Mercedes-Benz S500 nera, serie W140. Per questo mezzo si volle ritornare alla  versione Landaulet : i due terzi posteriori del tetto, in materiale telato soffice, si arrotolavano in uno spazio apposito davanti al portabagagli grazie ad un meccanismo elettro-idraulico. Lo stesso meccanismo consentiva di sollevare il tronetto di circa mezzo metro, al fine di rendere visibile il pontefice anche da seduto. Particolare cura fu riservata al motore: 8 cilindri a V, cilindrata di 5 litri per una potenza di 320 hp ma capace di una marcia dolce e lineare grazie al cambio automatico a cinque velocità.
Gli arredi interni furono realizzati secondo le linee del modello precedente dal momento che avevano raccolto giudizi più che positivi. Le targhe sono sostanzialmente identiche a quelle della 500SEL del 1985, ovvero SCV  1  in rosso su bianco, targhe corte, grafica “variante 2”, cifra 1 spostata dalla V. Quattro viti agli angoli, sia anteriormente che posteriormente, servono al  fissaggio direttamente sulla carrozzeria, non su portatarga.  La vera novità consiste nel materiale utilizzato: per la prima volta nella storia  delle targhe pontificie  si utilizza il plexiglas, e ne risultano targhe piane con i caratteri appena rilevati.
 Il  23 dicembre 1999 la Fiat  ha fatto omaggio a Giovanni Paolo II  di un’ auto  in esemplare unico, una Lancia Dialogos allestita in versione “Giubileo”, con interni curati in ogni dettaglio  per il confort dell’ illustre  passeggero. L’ auto, destinata nella versione commerciale a diventare l’ ammiraglia del marchio col nome di Thesis, ha un motore V6  24V di 3 litri di cilindrata,  con arredi interni costituiti da  una poltrona in pelle bordeaux,  due strapuntini , un tavolino di lavoro e un mobiletto portadocumenti con incorporati la radio e un impianto di amplificazione con otto altoparlanti per diffondere la voce del papa.  La Dialogos fu consegnata al pontefice dal presidente Fiat Paolo Fresco e dall’ amministratore delegato Paolo Cantarella  nel corso di una breve cerimonia tenutasi nel piazzale vaticano del Funghetto, adiacente l’aula Nervi.  L’ auto, allestita in occasione del Giubileo  ma anche  per  commemorare i cento anni di esistenza della Fiat,  fu al centro di una particolare vicenda.  Nei giorni precedenti la consegna la stampa italiana diede ampio risalto all’ evento, ma sottolineando a grossi titoli soprattutto l’ alto costo del prototipo,  indicato in  tre miliardi di lire.  La notizia provocò  imbarazzo  e irritazione presso la Santa Sede  al punto che fu indetta una conferenza stampa nel corso della quale il portavoce vaticano   Navarro Valls volle ristabilire la verità affermando che il costo reale dell’ auto era di gran lunga inferiore non potendosi  attribuire ad essa tutti i costi legati al lungo e complesso processo di  progettazione e  realizzazione finalizzati alla commercializzazione del veicolo.
Durante la cerimonia di consegna fu presentato  al pontefice uno scrigno contenente una pergamena con  i nomi di tutti gli operai che avevano contribuito alla lavorazione   e  una  targa  SCV 1, che effettivamente  fu montata posteriormente. La targa,  unica mancando quella anteriore, si presenta in formato corto con la scritta in rosso su bianco  in grafica “variante 1”.   Forse proprio a causa  del chiacchierato  battesimo, la Dialogos è stata prescelta  in poche occasioni,  come il trasferimento di Giovanni Paolo II  dal Vaticano a Castel Gandolfo il 10 luglio 2003.  Passata al servizio di Benedetto XVI nel 2005, ha continuato a mantenere un basso profilo di utilizzo. L’ 8 dicembre 2006  fu utilizzata  per condurre il pontefice  all’ annuale cerimonia religiosa  della festa dell’ Immacolata  in  Piazza di Spagna  a  Roma.
Va ricordato poi il suo impiego il 4 ottobre 2008 in occasione della visita di Benedetto XVI al Quirinale: scelta quanto mai adeguata di una auto italiana  per un circostanza istituzionale rilevante nei rapporti tra Santa Sede  e Italia.
 Dopo la morte di Giovanni Paolo II,  è iniziato il 19 aprile 2005 il pontificato di Benedetto XVI,  Joseph Ratzinger. Subito dopo la sua nomina  nel garage pontificio la  Mercedes-Benz  del 1997 è stata sostituita da una nuova auto dello stesso marchio, una S600, serie W220.  Dopo mezzo secolo (per la precisione 51 anni) si ritorna ad un’ auto  con tettuccio fisso.  Per gli interni,  con il consueto tronetto pontificio, viene espressamente richiesta una sostanziale sobrietà con il mantenimento della dotazione di serie.  La targa posteriore si presenta con una novità assoluta:  per la prima volta dal 1930  il formato è lungo:  misurando mm 110 x 486  la targa occupa tutto l’ apposito spazio previsto.  Per il resto,  la scritta SCV 1  è  come sempre in rosso su fondo bianco e segue  la  grafica “variante 1”. Le dimensioni generose della targa  consentono  una netta spaziatura tra la sigla e il numero 1. E’ mantenuto l’ uso del plexiglas come materiale per la  realizzazione e il fissaggio avviene mediante quattro viti agli angoli.
La targa anteriore  invece è identica a quella della  Mercedes-Benz S500 del 1997.
 A margine del garage pontificio esiste un piccolo gruppo di veicoli targati  SCV 1  che  non sono mai entrati nell’ uso ufficiale regolare ma   solo  utilizzati in qualche rara  occasione.   Ne cito tre, legate a tre pontefici differenti, anche se l’ elenco è probabilmente più lungo.
1- Una Fiat 2100 fu donata dal presidente Valletta a Giovanni XXIII  l’ 11 marzo 1959. Era una berlina nera di serie  con selleria interna in pelle bianca e fu immatricolata SCV 1. Fu la prima auto donata al pontefice bergamasco  e non mi risulta che sia stata  utilizzata ufficialmente. Il pontefice la regalò in seguito a mons. Pietro Iotti, suo amico personale,il quale la mantenne in ordine per decenni sino al 2000 quando la volle utilizzare per una singolare iniziativa: un tour nei Giardini Vaticani riservato a giovani pellegrini disabili una volta alla settimana per tutto l’ anno del Giubileo.
2- Nel giugno 1979 fu allestita nell’ occasione del viaggio in Polonia di Giovanni Paolo II  una Fiat 130 che egli utilizzò per alcuni spostamenti. Furono apposte targhe SCV 1 nel formato italiano 1951-1976, con targa anteriore mm 267 x 62 e posteriore mm  275 x 200. In  questa, essendo di formato quadro, la scritta fu collocata in alto e la 1 in basso al centro.  Queste targhe sono eccezionali per due motivi:  per la prima volta la targa personale del pontefice apparve fuori dai confini dell’ Italia, ed e’ il  solo caso, dopo quello precedentemente descritto della  Mercedes-Benz del 1930,  di targa pontificia su due file.
3-  Una BMW 733i  nera, lussuosa e dotata di numerosi accessori elettrici per un confort ottimale,  fu donata nel 1979 a Giovanni Paolo II dalle maestranze del marchio bavarese. Fu presentata con targhe SCV 1, essendo la posteriore in formato lungo. Ritengo che la vettura, del cui utilizzo non ho alcuna conferma, sia stata  successivamente  immatricolata con targhe ordinarie vaticane.
  Periodicamente al pontefice vengono regalati i più svariati modelli di auto,  e negli ultimi anni il fenomeno  si è notevolmente accentuato.  Gli omaggi provengono per lo più da Case automobilistiche  ma non mancano doni di privati.   Secondo alcuni   blog della rete  --che cito per dovere di cronaca senza concedere loro alcun credito per i toni frequentemente polemici--  si tratterebbe di più di cento automobili.  Alcuni dati mi sono noti:      
6 ottobre 2005:     BMW X5    
28 giugno 2006:   Volvo XC 90        
18 ottobre 2006:   Volkswagen Phaeton 6.0
  La  BMW  dal canto suo  ha donato al Vaticano in pochi anni una vera e propria piccola flotta di auto  di prestigio:    tre C1, una 525ix   e una 740i.
Queste auto non vengono mai dotate di targhe  SCV 1, con pochissime eccezioni  come la BMW del 1979  che ho appena descritto.   Vengono invece targate SCV e    genericamente  assegnate allo Stato:  la BMW dell’ ottobre 2005 risulta targata   SCV 00886.  A volte invece si ricorre a targature CV, ad esempio la Phaeton  dell’ ottobre 2006, targata CV 03698 e la Volvo  del giugno 2006, targata CV 03697. L’assegnazione dei veicoli  a un determinato servizio dipende dalle esigenze del momento o da particolari circostanze:  recentemente  una Volvo sport utility  donata al pontefice è  stata  assegnata al personale addetto alla sicurezza vaticana. Molte di queste auto però  sono sostanzialmente regali inutili.  Non servono al garage pontificio, servito ufficialmente dalla Mercedes-Benz ormai dal 1959, e non servono al parco veicoli dello Stato (nel cui ambito la Ford sembra avere lo spazio maggiore), i cui acquisti sono adeguatamente coordinati e gestiti  dalla Direzione dei Servizi Generali, che dipende dal Governatorato,   presieduto dal card. Giuseppe   Bertello.
Dunque i lussuosi regali spesso vengono “esportati” in Italia e rivenduti, con totale riserbo e discrezione, a privati o a concessionarie della capitale.
Per i trasferimenti personali, non ufficiali, del pontefice e in altre occasioni quali le vacanze estive   entrano in gioco proprio i veicoli donati al pontefice oppure veicoli ordinari  non solo con targa SCV ma anche CV.
Tra il 1997 e il 2005 ho osservato l’ impiego di questi mezzi:
 Luglio 1997,  Renault  Espace targata  CV  03455 
 Luglio 2001,  Bmw targata SCV 00815 
 Luglio 2003,  Lancia targata SCV 00767        
 Marzo 2005, monovolume Mercedes-Benz targata SCV 00814 .
 Nel corso delle ferie estive del luglio 2009 in Valle d‘Aosta Benedetto XVI si è servito della Phaeton  targata CV  03698 e di un fuoristrada Mercedes-Benz   targato SCV 00981.
Nel mese di agosto 2008 in Trentino  egli aveva utilizzato la stessa Phaeton, ma in occasione di una visita ufficiale a Bressanone sulla medesima auto le targhe CV  erano state sostituite estemporaneamente da una copia di targhe SCV 1 : dopo oltre 50 anni è stata riesumata per una volta la  storica procedura di  sostituire le targhe di un veicolo pontificio con la targa 1.