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Papamobili

(oggetto di questa sezione sono le “papamobili storiche” SCV 2, 4, 5, 6 e 7.  Il folto gruppo delle papamobili, prevalentemente targate SCV 1, legate a Papa Francesco, sono descritte altrove. Come pure la storica campagnola Fiat, introdotta nel 1980 con targa SCV 3, ritargata SCV 1 nel 2004. Nella seconda parte della sezione analizzo tre  Mercedes-Benz: la  G500, che è subentrata alla Campagnola Fiat, la  ML430 del 2002 e la nuova ML350 del 2012. Le immagini si trovano nella “gallery”, sezione “storia”, dal numero 0100)

A Paolo VI, pontefice dal 1963 al 1978, si devono le profonde riforme liturgiche e amministrative che hanno portato  la Chiesa all’attuale  moderna impostazione.  Tra le altre cose  papa  Montini  abolì la sedia gestatoria, sostituendola  con moderni veicoli  appositamente allestiti:  parlo delle “papamobili”, termine coniato dalla stampa alla fine del 1980. Nel 2002 fu proprio Papa Wojtyla a definire il termine“undignified”, ovvero poco dignitoso, ma ormai il neologismo era divenuto di uso corrente in molte lingue.
Si tratta di veicoli fuoristrada modificati, rispondenti a fondamentali esigenze di praticità e versatilità tali da consentire al pontefice di rendersi visibile alle folle, comunicare con i fedeli più lontani,  stringere mani:  eventi che si realizzano, ad esempio, in occasione delle udienze pubbliche del mercoledì in Piazza San Pietro: la papa mobile deve essere in grado di percorrere gli stretti corridoi delimitati da ali di folla, rasentando le transenne.   Il mezzo deve inoltre necessariamente  essere dotato di  cambio con marce ridotte  per  percorrere tratti di strada anche lunghi  a passo d’ uomo,  senza surriscaldamento del motore e senza sobbalzi nella marcia.
Per parlare delle relative targhe, sistema di numerazione e colori, dobbiamo fare un passo indietro.
La prima legge della Città del Vaticano  sulla circolazione dei veicoli è il decreto n. XII del 31 gennaio 1930,  che all’art. 10 dispone  “targhe  a sfondo bianco e caratteri rossi per i veicoli del Garage pontificio  e  del Garage nobile e targhe a sfondo bianco e caratteri neri per i veicoli dei servizi di fatica e per i veicoli privati dei cittadini della Santa Sede”. Questa legge ha subìto negli anni numerose modifiche, ma sostanzialmente i criteri cromatici delle targhe sono rimasti invariati.  Infatti  il  decreto  n. CXX del 19 dicembre 1987, attualmente in vigore col titolo “Modifiche del regolamento per la circolazione degli autoveicoli” dispone, all’art. 3, che “le targhe rilasciate per le autovetture del Sommo Pontefice hanno le iscrizioni di colore rosso su fondo bianco”.   Sono spariti i termini vetusti  di Garage pontificio e Garage nobile.
Il decreto del 1930  non faceva alcun riferimento al sistema di numerazione, ma sappiamo che furono subito creati dei blocchi,  riservando i numeri da SCV 1 a SCV  10 ai veicoli al servizio del pontefice.
La targa  SCV 1  veniva di volta in volta  applicata  all’auto scelta dal pontefice  per le uscite dai Sacri Palazzi, mentre  i numeri dal 2 al  5 furono effettivamente impiegati per l’immatricolazione delle auto  donate in successione al Vaticano. Tutto ciò fino  agli anni ’40,  perché dopo la seconda guerra mondiale targhe identiche SCV 1 cominciarono ad essere montate  su tutte le auto  a disposizione del  Garage pontificio.
Quando  fecero la loro apparizione  le papamobili,  si ritornò  alle  targhe  da SCV 2  a SCV 10.  A conti fatti però  le targhe realmente usate fino ad oggi sono  nella serie  SCV 2 – SCV 7.
 Il primo veicolo speciale fu la Toyota Land Cruiser modello  FJ40  immatricolata nell’estate del 1975  con targa SCV 2.
Alcuni mesi prima un funzionario vaticano aveva ordinato il veicolo alla concessionaria romana   della  marca giapponese,  la Fattori  e  Montani:  la richiesta era di  un modello bianco. Un esemplare  di questo colore non era disponibile subito,  e ne venne consegnato uno azzurro. Il mezzo fu usato dal pontefice Paolo VI per alcune settimane, senza essere immatricolato e rimase pertanto senza targhe, come testimoniano numerose foto. Il periodo di prova dimostrò che il veicolo possedeva tutti i requisiti indispensabili,  per cui fu ordinato un analogo  modello definitivo che fu targato  SCV 2.
Furono solamente apportate, negli stessi garage vaticani,  alcune modifiche, per migliorarne l’ abitabilità. La Toyota restò in uso fino al 1981, passando quindi al servizio di Giovanni Paolo II,  poi   fu depositata  nel Museo storico,  con targhe  rifatte:  quelle  originali evidentemente vennero ritirate e distrutte. Attualmente la vettura si trova a Castel Gandolfo, inserita nel percorso museale istituito da Papa Francesco nel 2015. Per quanto riguarda le targhe originali, l’ anteriore misura mm. 62 X 267, ed è del tipo normale pre-1982:  i bordi sono rialzati, i caratteri piuttosto spessi,  la sigla SCV  è puntata  e  la V oltrepassa  la  linea mediana. La targa posteriore ha le stesse caratteristiche della SCV 1 ed è quindi priva del sigillo vaticano; le dimensioni non sono note:   credo comunque che   non si discostino molto da  mm. 130 X 300.  La Toyota non fu mai impiegata  da Paolo VI al di fuori di Roma: nei suoi numerosi viaggi nelle diocesi italiane egli  utilizzò veicoli messi a disposizione dalle amministrazioni locali,  mentre per i viaggi all’ estero  provvedevano  i governi ospitanti,   in accordo con i servizi di sicurezza vaticani.
Dopo il brevissimo pontificato di papa Luciani,  il 16 ottobre 1978  fu eletto  Karol Woityla,  che  si servì inizialmente della Toyota, ma il veicolo indissolubilmente legato alla sua persona  è certo la  Campagnola  SCV 3. Il lungo pontificato di Giovanni Paolo II  è stato caratterizzato da una significativa serie di viaggi sia in Italia che all’ estero:  più di cento viaggi nei cinque continenti e  decine di visite a diocesi italiane.   Per gli spostamenti in Italia  i veicoli erano messi a disposizione dalle autorità locali, e si trattava generalmente di fuoristrada tipo Land Rover o Campagnola Fiat,  mezzi  dotati di praticità e versatilità ben note  ai funzionari vaticani.  Per i viaggi all’ estero  i mezzi  erano forniti dai paesi ospitanti, dopo consultazioni con i servizi di sicurezza vaticani.  Le immagini di questi veicoli sono facilmente rintracciabili nel web a decine e richiederebbero una trattazione a parte.  Cito solamente che si trattava di  categorie molto varie, da auto presidenziali a limousines private, da veicoli  militari ad auto d’ epoca,  spesso con le targhe sostituite da un pannello quadrato o rettangolare con i colori vaticani  o con lo stemma  personale del pontefice.  Spesso venivano realizzati mezzi speciali:  partendo da semplici telai  di autocarro   si realizzavano strutture più simili a palchi semoventi che a veicoli,  sempre  seguendo la necessità di rendere il papa visibile alle grandi folle nei suoi spostamenti.  Ogni veicolo aveva una sua individualità,  legata a elementi  ora folkroristici , ora trionfalistici,  ora ecclesiastici,  quasi sempre però privi di qualsiasi  protezione  di sicurezza. 
Il drammatico evento dell’ attentato del maggio 1981 obbligò la Santa Sede a  porre al primo posto in assoluto,  per i veicoli  al servizio del pontefice,  la  sicurezza e la protezione.   Alla ripresa dei suoi viaggi,  nel febbraio 1982,  per tutti i veicoli impiegati fu richiesto un livello di protezione molto elevato, anche se Giovanni Paolo II  con caparbietà si opponeva  all’ impiego di veicoli  iperprotetti, desideroso di  mantenere uno stretto contatto con le folle di fedeli  che lo attendevano con pazienza e di svolgere il suo ministero sempre in modo diretto. 
 Tra il 1980 e il 1985  entrarono  in servizio ben cinque nuovi veicoli,  innovativi  perché realizzati ancora  secondo il criterio  della versatilità ma con una particolare attenzione alla sicurezza  e al  confort  dell’ abitacolo: nell’ allestimento del veicolo dunque la protezione totale del pontefice era divenuta elemento essenziale. A differenza  della Toyota e della Campagnola Fiat i nuovi mezzi  furono messi a disposizione  per i viaggi in Italia e nel mondo,  anche se in molte occasioni continuarono ad essere impiegati, come in precedenza, veicoli forniti o allestiti  dai paesi ospitanti.  Di volta in volta venivano presi accordi specifici tra la Santa Sede e i servizi di sicurezza  stranieri.   Per l’ utilizzo delle papamobili  fu creata  una procedura rigorosa, che prevedeva  l’ invio del mezzo a destinazione alcuni giorni prima dell’ arrivo del pontefice, la sua custodia in ambienti protetti e sorvegliati quali caserme o  locali di polizia e, al ritorno in Vaticano,  la sua totale revisione smontandolo pezzo per pezzo.  Quest’ ultima fase della procedura, in particolare, è ancora oggi effettuata, come ci è stato recentemente comunicato dal Direttore della Motorizzazione vaticana.
All’ inizio del 1983 una  papamobile  protetta  fu ricavata da una Land Rover Santana modello 109, serie IIIA di colore bianco,  immatricolata  SCV 2. Si trattava dunque di una reimmatricolazione,  visto che era lo stesso numero di targa della Toyota del 1975.  Le targhe, eliminate quelle originali, furono rifatte  nel tipo 5 normale, in rosso su bianco.  La targa anteriore misura mm 62 X 267,  quella posteriore mm 115 X 340. Come più volte osservato in  riferimento  alle targhe tipo 5, la sigla SCV puntata  occupa la metà  sinistra della targa,  mentre   la cifra 2  è distante dalla sigla,  a metà dello spazio  di destra.
La struttura  di protezione in plexiglas applicata al fuoristrada era a forma di  parallelepipedo, quindi molto squadrata, totalmente trasparente, dotata di due finestre laterali oltre all’ ingresso posteriore. Abbastanza curiosa la presenza di due fari fendinebbia  sotto il paraurti anteriore del veicolo:  mi domando se questo accessorio fu mai utilizzato.
Una breve annotazione sulla casa produttrice del veicolo. Nel 1955 a Linares in Spagna fu fondata la Metalurgica de Santa Ana (MSA), per produrre macchinari agricoli.Nel 1958 la MSA grazie ad un accordo con la Rover,  nota fabbrica di auto inglese con sede a Solihull, iniziò a produrre su licenza  veicoli Land Rover.  Nel 1968 la MSA cominciò a elaborare propri modelli e mutò la denominazione in Land Rover Santana. I veicoli prodotti erano appunto contraddistinti dalla scritta Santana sul radiatore. Nel 1984 il rapporto tra gli inglesi e gli spagnoli entrò in crisi a  causa di accordi della Santana con la concorrente giapponese Suzuki e nel 1990 la Rover annullò gli accordi di collaborazione.
La Land Rover Santana fu largamente impiegata sia nei viaggi in Italia sia in quelli internazionali per circa cinque anni, dai primi mesi del 1983 all’ estate del 1988.  la prima documentazione che ho è relativa al secondo viaggio di Giovanni Paolo II in Polonia  (giugno 1983).  Fu utilizzata nelle visite in Puglia (maggio 1987) ed Emilia Romagna (giugno 1988) e nei viaggi internazionali in India (gennaio 1986), Colombia (luglio 1986),  Francia (ottobre 1986),  Sud America (aprile 1987). Il veicolo fu  tolto dalla circolazione alla metà del 1988 e le targhe furono depositate negli uffici della Motorizzazione,  ove sono tuttora conservate. Dopo un periodo di permanenza nel Museo delle Carrozze in Vaticano, la Land Rover fu ritargata SCV 1 e trasferita a Castel Gandolfo.
 Nel 1983 entrò in servizio anche la  SCV 4.  Si trattava di una Range Rover prima serie, (prodotta dal 1970 al 1996) di colore bianco,  allestita con la consueta struttura in plexiglas. Il modello di base  elaborato era la versione “two doors” di 4,2 litri di cilindrata. Potrebbe avere influito nella scelta di questo veicolo il fatto che  un anno prima per il  viaggio in  Gran Bretagna  era stata allestita una versione speciale proprio elaborando quel modello. Per la cronaca, era  immatricolato  con targa  XDU 100X:  DU = Coventry,  year letter X = ago’81/lug’82.  Questo tipo di veicolo fu peraltro impiegato altre volte in seguito in allestimento civile, ad esempio nel viaggio in Svizzera del giugno 1984:  qui  la Range Rover utilizzata, di un privato cittadino,  era targata  Cantone di Friburgo: FR  90043.
La coppia di targhe SCV 4 è ancora del tipo 5 ordinario,  ovvero targa anteriore di mm  62 X 267 e targa posteriore mm 115 X 340, con la consueta disposizione dei caratteri.  L’ impiego della Range Rover fu limitatissimo: ricordo solamente la sua presenza in Polonia nel giugno 1983 e nei Paesi  Bassi nel maggio 1985. Tutte le immagini del veicolo  sono riferite  proprio a quest’ ultimo evento,  e  furono scattate mentre la “papamobile” si trovava custodita presso la Stazione di polizia olandese  (KLPD) di Driebergen,  nella provincia di Utrecht,  in attesa di trasportare il pontefice. Probabilmente il mezzo rimase nei Paesi Bassi poiché nessuna notizia è emersa in seguito. Resta anche misterioso il motivo dell’ allestimento di un veicolo destinato ad un uso  così  limitato.
Ancora più misteriosa è la SCV  5, che non ho mai osservato in servizio. Solo grazie ad una fotografia (peraltro di qualità scadente, poco più di un disegno in bianco-nero) di Van der Valk datata 29 aprile 1985 ho verificato che si tratta di una Land Rover.  Ho poi trovato la conferma in una fotografia che la ritrae  sistemata in una sala espositiva del Museo storico  in Vaticano, a fianco di un’  altra papamobile,  la Mercedes-Benz  SCV 6.  Il veicolo, nel cui  frontale si nota la scritta “Santana”,  è identico alla SCV 2,  risalendo  peraltro agli stessi anni.  Rispetto a quest’ ultima si nota la mancanza dei due proiettori fendinebbia. La coppia di targhe SCV 5 è ancora una volta del tipo  1982-87 più volte descritto: l’ anteriore, di ridotte dimensioni, è ben visibile nell’ immagine da me trovata, la posteriore può essere apprezzata nella foto di  Van der Valk.  Come di consueto  entrambe le coppie di targhe,  SCV 4  e SCV 5,  hanno caratteri rossi su sfondo bianco. Ma che utilizzo ebbe la Land Rover Santana SCV 5 ?  Intanto è evidente che la SCV 5 sta alla SCV 4 come la  Land Rover sta alla Range Rover:  la LR è molto spartana, meno armoniosa e rifinita rispetto alla RR, e la differenza emerge anche nella struttura di protezione, decisamente più elaborata e raffinata nella  SCV 4. E’ mia opinione  che la Land Rover sia stata concepita esclusivamente come veicolo di scorta da utilizzare in caso di indisponibilità del veicolo “titolare”:  non mi riferisco ovviamente a indisponibilità di tipo tecnico ma organizzativo. Anche la sicurezza può avere avuto il suo ruolo, dal momento che  la possibile scelta estemporanea  tra due mezzi alternativi era di per sé elemento di sicurezza.
 L’ analisi dei veicoli SCV 6 e 7  va ricollegata  al  viaggio di Giovanni Paolo II nel novembre  1980  in Germania, organizzato con meticolosa cura dei dettagli nella consapevolezza che si trattava di un viaggio difficile.  Si prevedevano infatti, in un paese con marcata tradizione luterana,  manifestazioni di contestazione e ostilità verso il pontefice romano. Una nuova papamobile, di colore bianco secondo consuetudine, fu appositamente studiata e prodotta dalla Mercedes-Benz negli stabilimenti di  Sindelfingen. Come base fu preso il modello  G 230/serie W460, 102 CV, sottoposto a radicali modifiche.  Il pavimento, ricoperto di moquette bianca, fu sollevato di una quarantina di centimetri per creare la piattaforma  su cui  posizionare  il sedile.  Il pontefice  stesso  chiese  espressamente una semplice panca senza schienale invece  del tronetto previsto.  Particolare cura fu  riservata alla  “bolla” in plexiglas:  realizzata in doppio strato trasparente e rinforzato, ma non antiproiettile, fu dotata di un  complesso sistema di luci per illuminare l’ abitacolo senza fenomeni di abbagliamento e di un apparato  termico antiappannamento,  mentre il confort dell’ abitacolo stesso  fu ottimizzato con un   sistema di condizionamento  totalmente  autonomo.  Una serie di batterie collocate sotto il pianale garantiva l’ autonomia di tutta la gestione elettrica  dell’ ambiente. La vettura fu regolarmente immatricolata con targhe di Boblingen BB-ST 410.
Fortunatamente i timori di  contestazioni risultarono infondati, e il viaggio si rivelò un ennesimo successo di Giovanni Paolo II.  Fu messo invece alla prova, con esito positivo,  il sistema del comfort dell’ abitacolo poichè la pioggia cadde copiosissima nelle quattro gelide  giornate del viaggio. Ad evento concluso il veicolo fu inviato in Vaticano ove fu immatricolato con targhe SCV 7, ma curiosamente rimase di proprietà della Mercedes, pur lasciato in concessione alla Santa Sede che lo utilizzò spesso. Solo nel 1982 lo stato vaticano ebbe la piene proprietà della papamobile. Il drammatico attentato subìto da Giovanni Paolo II del maggio 1981 in Piazza San Pietro, obbligò i servizi vaticani di sicurezza a potenziare il grado di sicurezza di alcune vetture del garage pontificio, in primis proprio la SCV 7. Le modifiche furono affidate alle Officine Introzzi di Lipomo (Como), che si occupavano sia di elaborazioni particolari di carrozzerie sia di blindatura di veicoli. Lo stabilimento, molto rinomato ed apprezzato e con clienti facoltosi anche dall’estero, rimase operativo fino alla metà degli anni ’90, ma dopo la morte del fondatore Giuseppe Introzzi si avviò verso un inesorabile declino. I lavori sulla SCV 7 furono complessi. La cupola in plexiglas fu rimossa e sostituita da una struttura trasparente in policarbonato (“lexgard”) spessa 33 mm, antisfondamento ed antintrusione, fissata  alla vettura  mediante un telaio in acciaio. Per le parti strutturali della carrozzeria,.ovvero la blindatura vera e propria, fu  utilizzato acciaio legato misto a kevlar a strati. Nel 1982 la Mercedes-Benz fornì un secondo esemplare modello-base, pressoché identico ma dotato di motore più potente, 125 CV contro 102. Si trattava dunque del tipo GE 230/serie W460.  Anche questa vettura fu consegnata alle Officine Introzzi  e fu trasformata come la SCV 7 in veicolo blindato. Nonostante fosse più recente,  risulta essere stata targata SCV 6.  Entrambi i mezzi ricevettero targhe ordinarie vaticane di tipo 5, ma con caratteri rossi su sfondo bianco.
Le due Mercedes-Benz  rimasero in servizio per più di vent’anni, fino al 2002,  ampiamente utilizzate in alternanza, ma con prevalenza della SCV 7.  Al febbraio 1984 risale la prima osservazione della SCV 7 in servizio, durante il viaggio del pontefice nelle diocesi della Puglia.  La stessa fu impiegata nello storico viaggio a New York (ottobre 1995),  e  in quello  pericoloso di  Sarajevo (aprile 1997).
Il lungo elenco  della presenza delle due vetture comprende Romagna (maggio 1986), Asia e Oceania (novembre-dicembre 1986), Germania (maggio 1987), Verona (aprile 1988), Viterbo (maggio 1988), Austria (giugno 1988), Pisa (settembre 1989), Beirut (maggio 1997), Vercelli (maggio 1998), Croazia  (ottobre 1998),  Parigi  (agosto 1997),   Bucarest (maggio 1999),  Roma (agosto 2000).
A partire dal 2000 i viaggi  del pontefice cominciarono a diradarsi a causa del peggioramento progressivo delle sue condizioni di salute.  Per questo motivo, e perché ormai  piuttosto anziane e tecnicamente superate,  nel  2002  le due Mercedes-Benz  modello G/GE  furono ritirate:  la SCV 6 fu esposta nel Museo  storico vaticano con targhe originali, mentre la SCV 7 tornò in Germania per essere esposta, con targhe non originali, piuttosto bruttine ed in nero (sic!) su bianco nel settore delle auto storiche al museo Mercedes-Benz  di  Stoccarda.
Come si è visto alcuni veicoli  dismessi,  insieme a carrozze d’ epoca, portantine di Palazzo e molto altro materiale,  sono stati esposti per un certo periodo nel Padiglione delle carrozze,  una sezione speciale del Museo storico, collocata sotto il Giardino Quadrato.  Il Museo, voluto da Paolo VI, fu costituito  nel 1973 presso il Palazzo Apostolico Lateranense. Dopo pochi anni il padiglione fu chiuso al pubblico, improvvisamente e senza comunicati ufficiali, e in seguito smantellato del tutto. E’ facile presumere che la chiusura sia  stata determinata da esigenze di spazio. Il 16 ottobre 2012 è stato riaperto al pubblico dopo un lungo lavoro di  ampliamento e riallestimento.
 

MERCEDES-BENZ ML430 e ML350. Nel  giugno 2002, nel corso di una breve cerimonia svoltasi nel Cortile di San Damaso, il presidente della  Daimler Chrysler Italia  (nel frattempo infatti la Mercedes-Benz è entrata a far parte di questo  colosso automobilistico) Wolfgang Schrempp  ha presentato e donato a Giovanni Paolo II  una nuovissima vettura panoramica,  una Mercedes- Benz ML430, serie W163, dotata di motore V8  ad iniezione di 4,3 litri di cilindrata per una potenza di  270 CV. Questo modello-base  è stato prodotto dal 1997 al 2005, con re-styling nel 2002. La vettura presenta il consueto allestimento speciale: la bolla in plexiglas antiproiettile  è  realizzata  con  una  sofisticata  tecnologia  da una ditta  svizzera specializzata,   la “Verres“.  Il veicolo si differenzia dai precedenti non solo  per il colore, madreperla  invece che bianco (viene definito “vaticanmystic”), ma soprattutto perché elegante e raffinato, certo più simile a una limousine che ad una papamobile.  Il design della struttura di protezione poi si integra perfettamente con la linea moderna del mezzo. Una particolare cura è stata dedicata all’abitacolo. Il tronetto centrale è dotato di un meccanismo elettrico che ne regola l’altezza;  di fronte al tronetto sono collocati due sedili per gli accompagnatori del papa; il sistema di climatizzazione è totalmente autonomo e gestibile dall’ abitacolo stesso;  è disponibile un impianto di  erogazione di ossigeno in caso di emergenza. Le targhe  SCV 1 rosse sono nel classico formato corto, e per la prima volta sono realizzare in plastica anziché in metallo.  La sigla è puntata e i caratteri sono disposti in perfetta simmetria di modo che lo spazio dal bordo di sinistra alla prima lettera è identico a quello tra la cifra 1 e il bordo di destra.  La nuova ML 430 è stata  utilizzata poche volte  da  Giovanni Paolo II,  scomparso  il 2 aprile 2005. Quali viaggi all’estero ricordo: GMG, Canada (luglio 2002), Polonia (agosto 2002), Spagna (maggio 2003), Croazia e Bosnia (giugno 2003), Svizzera (giugno 2004), e infine Lourdes (agosto 2004).  Il  veicolo è  quindi passato al  suo successore Benedetto XVI   che  se ne è servito  nei viaggi apostolici in Italia e all’ estero.   E’ stato così utilizzato nei viaggi  in Germania  (agosto 2005), Polonia  (maggio 2006), Stati Uniti (aprile 2008), Australia (agosto 2008), Angola  (marzo 2009), rep. Ceca (settembre 2009),  Malta (aprile 2010). Inghilterra (settembre 2010). E ricordiamo ancora Spagna (novembre 2010 e agosto 2011), Croazia (giugno 2011), Germania (settembre 2011), Messico e Cuba (marzo 2012) ed infine Libano (settembre 2012). Alla fine del 2011 la ML430 aveva quasi dieci anni di vita con una percorrenza di circa 6000 kilometri.  Iniziarono allora consultazioni tra  la Daimler e la Santa Sede per avviare la progettazione e la realizzazione della nuova papamobile. In precedenza la Volkswagen aveva offerto la disponibilità a fornire un simile mezzo allestendolo su telaio della Touareg, ma  la Santa Sede declinò l’offerta preferendo la consolidata esperienza della casa di Stoccarda. La fase operativa, cui hanno partecipato tecnici Renault quali consulenti esterni, è durata nove mesi. La scelta del modello  è ancora caduta sul SUV della classe M, nel dettaglio la versione  ML350 (W166)  Blue Efficiency dotata di  motore  V6 di 3,5 litri di cilindrata e potenza di 306 CV. La nuova papamobile è stata presentata il 7 dicembre 2012: nel corso di un breve cerimonia nei giardini vaticani il presidente cella casa tedesca Dieter Zetsche ha consegnato la vettura a Benedetto XVI. La nuova papamobile si presenta ancora di colore bianco madreperla con il frontale ridisegnato nella calandra e con nuovi gruppi ottici  Nelle ruote cerchi a 5 razze di nuovo design sostituiscono i precedenti a 7 razze. La cupola è stata abbassata di alcuni centimetri per agevolare le operazioni di carico e scarico della vettura sugli aerei destinati al suo trasporto. Però la superficie della vetratura è stata aumentata riducendo l’ingombro delle parti metalliche della struttura stessa. Gli impianti di climatizzazione e di illuminazione sono stati potenziati e perfezionati, ed è stato aggiunto un sistema di comunicazione vocale tipo interfono tra la cupola ed il posto guida. Le targhe sono le classiche SCV 1 rosse di tipo corto. Papa Benedetto XVI ha utilizzato poco la nuova papamobile, avendo terminato il suo pontificato il 28 febbraio 2013. Con Francesco  è iniziato un lungo periodo di inattività per la ML,  che riposa nel garage pontificio, essendo ben nota la sua predilezione  per auto modeste e poco appariscenti.
 
MERCEDES-BENZ G500. Papa  Benedetto XVI  dall’ inizio del pontificato (19 aprile 2005) si è servito per le udienze pubbliche settimanali  della Campagnola  fino al  7  novembre 2007.  Il mercoledì successivo, 14 novembre,  nel corso di  una breve cerimonia prima dell’ uscita in Piazza San Pietro  i vertici della  Daimler Chrysler  gli hanno presentato ed offerto  un  fuoristrada Mercedes-Benz  tipo G 500, serie W463, ovviamente con targhe  rosse SCV 1. Il motore V8 ha una cilindrata di 4966 cm3 ed eroga una potenza di 296 CV. La papamobile è elegantemente allestita  con accorgimenti volti a  rendere più comodi salita, discesa e trasporto del pontefice e del suo segretario:  particolarmente  pratici  sono i quattro gradini retrattili posteriori.  Gli allestimenti sono interamente bianchi, sia i sedili anteriori  che la piattaforma posteriore.  Solo il pavimento posteriore, che ospita  al centro la poltrona  mobile  e  ai lati due  sedili a panca,  è ricoperto di moquette rossa, che si  estende  ai gradini retrattili.  A partire dalla primavera 2008 sulla G 500 è in uso una copertura vetrata parziale,  che copre due lati, quello anteriore, raccordandosi con il parabrezza, e quello superiore a modo di tettuccio. Rimangono invece esposte le parti laterali  e la zona posteriore.  La struttura viene montata nelle giornate piovose e fredde e ha dunque  lo scopo di proteggere il pontefice da fenomeni atmosferici avversi.  Più recentemente è stata realizzata   una seconda  copertura vetrata,  che in modo più completo  protegge anche  la superfici laterali,  garantendo oltre alla protezione termica anche un certo livello  di sicurezza. La targa anteriore è di tipo corto, mentre la posteriore, fissata a due staffe metalliche, è di maggiori dimensioni, per adattarla allo spazio delimitato in alto dal paraurti e a destra dalla scaletta retrattile. Nel 2012 la targa posteriore è stata avvitata ad  un supporto metallico, dotato superiormente di due lampadine orizzontali affiancate per l’illuminazione della targa stessa. Nel mese di giugno 2015 si registra ancora una modifica:  ai due lati della scaletta elettrica posteriore sono state applicate due piccole pedane retrattili a disposizione del personale di sicurezza. Per far posto alla pedana di sinistra la targa è stata rimossa ed applicata direttamente sulla carrozzeria al di sopra del gruppo ottico di sinistra. A causa dello spazio molto limitato è stata approntata una targa di larghezza ridotta. Ruolo fondamentale di questa vettura è quello di accompagnare il papa in Piazza San Pietro nelle udienze pubbliche del mercoledì. Ciò è avvenuto durante tutto il pontificato di Benedetto XVI,  mentre Papa Francesco  se ne è servito fino al febbraio 2020, quando l’ emergenza Covid-19 ha portato ad una lunga sospensione delle udienze pubbliche.